Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  giugno 10 Martedì calendario

Jancso Miklos

• . Nato a Vac (Ungheria) il 27 settembre 1921. Regista. «Negli anni Settanta inebriava critici e cinefili con il suo stile lento, l´uso di lunghi e implacabili piani-sequenza con la macchina da presa che seguiva un´azione o un passaggio per otto minuti di seguito, senza stacchi. Tra i titoli più celebrati c’erano L’armata a cavallo, La tecnica e il rito, Vizi privati e pubbliche virtù. "Allora otto minuti erano il massimo che si poteva ottenere, con le tecnologie di oggi e il digitale, i piani-sequenza possono essere infiniti [...] Questo mestiere è una menzogna. Lo dissi anche a Cannes, quando il ministro Jacques Lang mi diede un premio alla carriera. Lui si irritò, disse che non dovevo svalutare così il cinema. Ma per me è così: il cinema è bugiardo e artificiale, ma c´è chi crea artifici contro l’umanità, il cinema lo fa per il bene dell’umanità". Non ama rivedere i suoi film - "Sono opere chiuse, non posso fare niente per migliorarle se non mi piacciono" - ma ama ricordare i suoi maestri: "Buñuel, John Ford, Antonioni e tanti altri. Noi registi ci nutriamo del passato, rubiamo, il nostro è un mestiere di ladri, e siccome siamo piccoli ladri poco esperti, ci conviene confessare. Solo i grandi ladri, i politici o i banchieri, possono permettersi di rubare senza ammettere il furto"» (Maria Pia Fusco, "la Repubblica" 10/6/2003).