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 2003  giugno 07 Sabato calendario

Il boia. "Muhammad Saad al-Beshi decapita fino a sette persone al giorno. "Due, quattro, dieci: finché sto compiendo la volontà di Dio, non importa di quanta gente devo giustiziare" afferma il capo dei carnefici dcell’Arabia Saudita

Il boia. "Muhammad Saad al-Beshi decapita fino a sette persone al giorno. "Due, quattro, dieci: finché sto compiendo la volontà di Dio, non importa di quanta gente devo giustiziare" afferma il capo dei carnefici dcell’Arabia Saudita. Al-Beshi ha iniziato la sua carriera in una prigione di Taif, dove il suo compito era ammanettare e bendare gli occhi ai prigionieri prima dell’esecuzione. "E’ lì che ho capito che nella vita volevo fare il boia". Quando si è liberato un posto, ha presentato domanda ed è stato immediatamente accettato. "Primo incarico nel 1998, a Gedda. "Il criminale era legato e bendato. Con un colpo di sciabola gli ho staccato la testa. E’ rotolata a molti metri". Certo che era nervoso, racconta, c’era anche molta gente a guardare. Ma l’ansia appartiene al passato. "Adesso sono tranquillo perché so di fare il volere di Dio. Certo, ci sono molte persone che svengono quando assistono a un’esecuzione. Non nso perché vengono a vedere se non hanno lo stomaco. Io? Io dormo benissimo". La gente ha paura di lei? "La nostra società capisce la legge di Dio. Nessuno ha paura di me. Ho un sacco di parenti, e di amici alla moschea. Non ci sono rieprcussioni negative sulla mia vita sociale". "Prima di un’esecuzione, però, visita sempre la famiglia della vittima del criminale, per ottenere il perdono per l’uomo che sta per morire. "Ho sempre questa speranza, fino all’ultimo istante, e prego Dio di dare al criminale una nuova possibilità di vita. Tengo sempre viva questa speranza". Al-Beshi non svela quanto viene pagato per esecuzione, poiché si tratta di un accordo confidenziale col governo. Ma insiste che la ricompensa non è importante. Racconta che una sciabola costa qualcosa come 20.000 riyal sauditi (poco meno di 5 mila euro). "La mia è un dono del governo. Ogni tanto l’affilo, la pulisco dalle macchie di sangue. E’ affilatissima. La gente si stupisce di quanto possa separare in fretta la testa dal corpo". "Nel momento in cui le vittime raggiungono la piazza delle esecuzioni si sono arrese alla morte "sebbene possano sperare di essere perdonate all’ultimo minuto". Di certo, l’unica conversazione che ha luogo è quando lui dice al prigioniero di recitare la Shahada, il loro patto con Allah. "I loro cuori e le loro menti vengono assorbiti dalla recitazione. Quando arrivano nella piazza delle esecuzioni, la loro forza si prosciuga. Io leggo l’ordine, e a un segnale taglio la testa del prigioniero". "Il boia al-Beshi ha eseguito la condanna a morte di molte donne. "Odio la violenza contro le donne, ma quando avviene per volontà di Dio devo compierla". Non ci sono grosse differenze rispetto all’esecuzione di un uomo, a parte il fatto che, quando arriva il momento dell’esecuzione, non è permesso a nessuno di stare vicino alla condannata a parte il boia. Quando giustizia una donna, egli può scegliere l’arma. "Dipende da quello che mi chiedono di usare. A volte mi chiedono di usare la sciabola, a volte il fucile. Ma la maggior parte delle volte uso la sciabola". "Essendo un carnefice esperto, al quarantaduenne al-Beshi è affidato il compito di istruire i giovani. "Ho addestrato mio figlio Musaed, ventidue anni, ed è stato scelto anche lui per questo lavoro", racconta orgoglioso. L’addestramento verte su come impugnare la sciabola e dove colpire, e per l’apprendista consiste soprattutto nell’osservare il carnefice al lavoro. "Ma il lavoro di un boia non è tutto uccisioni; a volte la condanna può essere un’amputazione. "Uso uno speciale coltello affilato invece della sciabola. Quando taglio una mano, la stacco dalla giuntura. Se si tratta di una gamba, le autorità precisano in che punto debba essere tagliata, e io seguo le istruzioni". Al Beshi si descrive come un uomo tutto famiglia. Si è sposato quando è diventato carnefice, e sua moglie non ha obiettato alle sue scelte professionali. "Mi ha domandato solo di pensarci attentamente prima di impegnarmi", ricorda. "Però non credo che sia spaventata da me. Tratto la mia famiglia con gentilezza e amore. Non hanno paura quando torno da un’esecuzione. A volte mi aiutano a pulire la sciabola". Padre di sette figli, è già nonno. "Mia figlia ha un bambino chiamato Haza, e lui è il mio orgoglio e la mia gioia. Poi ci sono i miei figli. Il più grande è Saad, e poi Musaed: sarà lui a continuare il mestiere di famiglia".