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 2003  giugno 09 Lunedì calendario

LITMANEN

LITMANEN Jari Lahti (Finlandia) 20 febbraio 1971. Calciatore. Terzo nella classifica del Pallone d’oro 1995 (secondo europeo dietro Klinsmann e davanti a Del Piero), ottavo nel 1994 • «Cresciuto tra i ghiacci di Lahti, dopo un breve passaggio all’Hjk Helsinki, Litmanen si fece notare con la maglia del Mypa Myllykosken nel 1992, realizzando 7 gol in 18 partite. Poi la chiamata dell’Ajax, un club che conosce come nessuno l’arte della scoperta e della valorizzazione dei talenti. Il costo dell’operazione? Trecento milioni di lire, finiti nelle casse del Mypa. Una fettina della torta di 20 miliardi che erano stati appena incassati dall’Inter per la cessione di Dennis Bergkamp, che ad Amsterdam era considerato un idolo. Al ragazzino dagli occhi a mandorla, figlio d’arte ( il padre Olavi era stato calciatore della Nazionale finlandese), scartato dai provini con Goteborg, Leeds, Barcellona, Neuchatel e Psv Eindhoven, bastò poco tempo per far innamorare i tifosi biancorossi. In sette stagioni arrivarono 90 gol, 4 scudetti, 3 coppe nazionali, 1 coppa Uefa e la Champions League nel 1995 battendo il Milan in finale (rete di Kluivert). Con i rossoneri ”Diego” (altro nomignolo affibbiato dai compagni di squadra ad Amsterdam per le sue magie con il pallone), ha sempre fatto un figurone (tre i gol rifilati al diavolo, tutti in Champions: due nel 1994-95 e uno nella sconfitta di San Siro nei quarti dell’edizione 2002-03). Altre vittime eccellenti la Juventus, colpita nella finale di Champions League dell’Olimpico ( inta ai rigori dai bianconeri), e nella semifinale d’andata del 1997, e la Roma (ancora Champions, stagione 2001-02). [...]» (Antonino Morici, ”La Gazzetta dello Sport” 27/12/2004). «Da erede designato di Dennis Bergkamp, che l’Ajax vendette all’Inter per 20 miliardi di vecchie lire, reinvestendone appena 300 milioni per quel fantasista scoperto in Finlandia, figlio d’arte (papà Olavi e mamma Liisa erano stati calciatori della nazionale) che già ai tempi del Mypa Myllykosken i compagni chiamavano Diego. [...] molto bravo a portarsi a spasso per il campo un uomo: ”Nella finale di coppa campioni di Vienna (1995, ndr), il Milan modificò in parte il suo schema di gioco per mettermi un uomo addosso, Desailly. L’unico assist lo diedi sparendo dal campo: giocai così male da costringere Van Gaal a sostituirmi con Kluivert, che segnò il gol della vittoria”» (Andrea Elefante, "La Gazzetta dello Sport" 9/6/2003).