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 2003  giugno 06 Venerdì calendario

Herzog Jacques

• Basilea (Svizzera) 19 aprile 1950. Architetto. In coppia con Pierre de Meuron ha progettato la Tate Modern di Londra. «Lo stile sembra la loro cometa, sia che disegnino le nuove fabbriche delle caramelle Ricola che la biblioteca di Eberswalde. Dei materiali fanno un uso costantemente "artistico", nel senso che ad essi affidano un ruolo centrale nella definizione delle forme (Warhol, Beuys e Giacometti fra i loro punti di riferimento). La comunicazione, infine, si candida a puro destino delle loro costruzioni [...] A Tokio il nuovo Epicentro Prada, un edificio stupefacente composto da centinaia di pannelli di vetro romboidali che dall´esterno consentono la costante percezione dei prodotti esposti nel negozio. "Prada ci aveva dato un brief aperto, voleva che il nostro fosse un progetto di innovazione e ricerca, non solo un luogo dove si comprano e vendono vestiti, ma anche qualcosa di diverso rispetto a quanto si è visto fin qui. Così abbiamo pensato al vetro, ma non a quello del modernismo, di Mies van der Rohe, che è sempre piatto: bensì un vetro che fosse concavo, convesso e piatto, studiato ogni volta in rapporto alla percezione dell´occhio umano. Il risultato è questa macchina ottica, che avvicina e allontana lo sguardo e mette i prodotti in luce e in ombra. L´attenzione è in tal modo sempre vigile, e l´occhio cerca costantemente il suo fuoco [...] Con l´arte c´è un rapporto forte, come con il cinema o con la moda. Viviamo in un tempo in cui le varie creatività sono contigue, si toccano, si mescolano. L´arte ha giocato un ruolo importante nella nostra biografia. Abbiamo frequentato artisti, fatto mostre. Quindi è normale che pensiamo all´architettura come a una forma d´arte [...] Per noi, la comunicazione è quasi una parte del progetto. Non ci siamo mai affidati a esperti del settore, ma è certo che un progetto parla delle tue idee sul mondo, e attraverso i progetti degli altri il mondo ti parla a sua volta. Non puoi assumere questa comunicazione come un fine, ma devi senz´altro tenerne conto [...] Non ho mai fatto caso all´essere svizzero, francese o qualcos´altro. La Svizzera è piccola, non ha una cultura nazionale come l´Italia, la Francia o la Spagna. piuttosto un´intersezione di più culture. Ma questo suo carattere di intersezione è più interessante di qualsiasi orgoglio nazionale [...] Il mondo è sensuale, altrimenti sarebbe povero. Così l´architettura: la tocchi, la senti. Ha una forte dimensione visuale, ma senz´altro non è l´unica [...] Il progetto isolato si occupa sempre meno della città. Ed è raro veder affrontare questioni come quella del piano generale, delle infrastrutture che collegano il tutto e gli danno senso. Ma per il futuro questi temi devono essere ripresi. Ecco perché abbiamo fondato, a Basilea, un centro che si chiama Istituto della città contemporanea, dove un giorno alla settimana ci troviamo con professori, studenti e architetti per discutere proprio di questioni come queste"» (Enrico Regazzoni, "la Repubblica" 6/6/2003).