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 2003  giugno 06 Venerdì calendario

BONDI Sandro

BONDI Sandro Fivizzano (Massa Carrara) 14 maggio 1959. Politico. Eletto alla Camera nel 2001, 2006, 2008 (Forza Italia, Pdl). Dall’8 maggio 2008 al 23 marzo 2011 ministro dei Beni e delle Attività culturali (il 26 gennaio 2011 la Camera respinse 314 a 292 - 2 gli astenuti - una mozione di sfiducia nei suoi confronti). Fino al 30 maggio 2011 fu uno dei tre coordinatori del Popolo della libertà (con La Russa e Verdini, si dimise dopo la sconfitta nei ballotaggi del 29-30 maggio) • «Ex sindaco rosso di Fivizzano può, nello stesso arco di tempo, coprire da solo tutto il territorio, dalla giustizia alla Rai, dai sindacati a Fazio. Dichiarazioni puntute, aspetto soave, cardinalizio, anche quando insulta. [...] Interviene secondo uno schema ripetitivo. Ce l’ha con D’Alema, Fassino e Violante e detesta il giornale che esibiva da studente come un trofeo, leggendolo nei suoi spostamenti in treno. Quel giornale era "L’Unità", ora diventato ricettacolo, a suo dire, "degli argomenti più abietti e infami". Problemi con se stesso e il suo passato? Nessuno. È come se fosse nato ad Arcore. [...] Tutto cominciò, dicono gli ex amici, quando lo scultore Cascella, gli fece conoscere Berlusconi. Il Cavaliere gli regalò un orologio del Milan. Bondi sindaco non virò subito ma quasi subito. Oggi non c’è interprete più entusiasta del verbo anticomunista di Arcore. Dice di lui Fabio Mussi: "È un portavoce no limits". Nel senso che nessuno riesce a contenerlo. Volete una giornata tipo? [...] Si alza la mattina e attacca "il giornalismo fazioso" de "l’Unità", in particolare la rubrica "Fronte del video" di Maria Novella Oppo. Carbura con qualche caffè e poi sfida a testa bassa il segretario della Cgil Guglielmo Epifani. Vito e Schifani cercano di inserirsi ma lui ha già cambiato bersaglio. Tocca a Piero Fassino, reo di aver parlato male della Rai. "Le sue parole sono cariche di violenza in puro stile comunista". Parte nel frattempo l’esposto di alcuni senatori del centrosinistra contro Berlusconi, inviato per conoscenza a Ciampi. Secondo voi chi commenta per primo? Il capogruppo dei senatori forzisti, alias Schifani, o James Bondi, come qualcuno già lo chiama? "Questa è gente accecata da furore ideologico", sibila dal suo ufficio. Come fa? È un segreto. È uno che mastica politica dal 1975, quando era giovane segretario della Fgci. Da sindaco fece il suo bel ribaltone cambiando alleanze. Era il 1989. Scaricò i democristiani per i socialisti. Oggi dà l’aria di essere uno appagato, finalmente a casa. Può insultare chi gli pare. Assicura: "I comunisti italiani non hanno mai fatto i conti con la loro storia". Va da sé, lui sì. E così si può permettere di trattare D’Alema a pesci in faccia: "È un povero ciabattino che guarda alle scarpe, oggetto di cui è notoriamente attratto... è un bluff, un buffone, uno che ha un linguaggio da osteria, anzi no, da postribolo". Capite da soli che Schifani non ce la fa a reggere il confronto, così rigido e inamidato, con una sola espressione dipinta sul volto. Chiunque osi criticare il Capo è un nemico da abbattere, con staliniana spietatezza. Fassino "è un inquisitore, un mentitore incallito perché la menzogna è innata nella sua cultura". Rutelli è "un volgare calunniatore". Luciano Violante "è l’artefice di tutte le iniziative politiche più inquietanti degli ultimi dieci anni". Bondi li aspetta al varco. Appena dichiarano, lui alza la clava, ma con l’aria di uno che gira col bastone da passeggio. A sinistra, non se ne può più. Hanno provato a controinsultarlo, a chiamarlo "Gargamella dei puffi", a non rispondergli per niente, tanto è uguale. Dalla segreteria di Fassino è partita anche una "preghiera bipartisan" alla Cdl: "Mandate Bondi al mare, per qualche giorno"» (Alessandra Longo, "la Repubblica" 6/6/2003) • «L’onorevole Sandro Bondi è uno dei politici più loquaci che ci siano sulla piazza. Appena un politico dell’opposizione muove non diciamo una critica, ma anche una blanda osservazione a Berlusconi, nel giro di tre minuti arriva la sua risposta. Così ogni giorno Bondi commenta, replica, puntualizza, precisa. [...] Lo fa perché è il suo lavoro, certo. È il coordinatore di Forza Italia: se non parla lui, chi deve parlare? Infatti il problema non sono le dichiarazioni in eccesso, ma quelle che mancano. Per esempio, dopo che per la seconda o la terza volta il ministro Bossi chiamava gli immigrati “Bingo Bongo”, tutti ci saremmo aspettati che Bondi dicesse una parola. Non l’ha detta. O meglio, l’ha detta per dire che non l’avrebbe detta: “Le parole di Bossi non le voglio commentare. Fanno parte di un certo lessico a cui siamo già ormai abituati”. È proprio questo il problema. Noi non ci siamo ancora abituati. Ma visto che lui invece ci ha fatto il callo, d’ora in poi lo chiameremo - usando il lessico al quale s’è abituato - alla maniera del senatur: Bingo Bondi» (Sebastiano Messina, “la Repubblica” 6/12/2003).