Varie, 6 giugno 2003
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Stewart Martha
• (Martha Kostyra) Nutley (Stati Uniti) 3 agosto 1941. Conduttrice televisiva. Tra il 2004 e il 2005 fece ciqnue mesi di reclusione e cinque ai domiciliari per insider trading • «[…] la mitica ”domestic diva” statunitense, l’angelo del focolare con artigli finanziari da J.P Morgan e la reputazione da strega di Biancaneve […] il marchio e l’anima di un impero finanziario fatto di riviste, programmi televisivi, libri, linee di vernici, arredamento e oggetti per la casa venduti nella maga catena K-Mart, tutti rigorosamente intitolati al suo nome […] Ci sono libri sulle nefandezze comportamentali di Martha, un personaggio ispirato a lei in Desperate Housewives (è Brie, la fanatica della perfezione domestica) e persino un tv movie con Cybill Shepherd. E in molti pensammo che ci fosse una nemmeno troppo sottile vena di misoginia (la stessa cui viene sottoposta Hilary Clinton) nella sua condanna. Dopo tutto, a confronto con i crimini dei tycoon di Enron, Tyco o WorldCom, l’aver mentito sulla vendita di un pacchetto di azioni ImClone il giorno prima del loro crollo in borsa era roba da poco, che non ha mandato in miseria nessuno. Il profitto? Soli 52.000 dollari contro i miliardi di Kenneth Lay e compagnia, che tra l’altro non hanno […] visto il cielo a strisce nemmeno per un giorno. Paradossalmente, però, il genio di Martha è proprio l’aver deciso di andare in prigione e scontare la pena ancor prima che l’appello inoltrato facesse il suo corso. L’immediatezza, il pragmatismo e certo stoicismo della decisione, le hanno procurato un’istantanea onda di simpatia e di credibilità - visto che, dopo tutto, si è trattato anche di una decisone dettata da quell’istinto per la finanza che la caratterizza, da quando si è inventata come trarre profitto dall’insicurezza e dai grattacapi di milioni di casalinghe americane, che le saranno eternamente grate per aver risolto così tanti dei loro puzzle di lifestyle - dal matrimonio perfetto, alla crostata giusta, fino al giorno ideale per piantare i tulipani o potare le rose. […]» (Giulia D’Agnolo Vallan, ”il manifesto” 5/3/2005). «Si dice che l’America abbia della giustizia un concetto esclusivamente punitivo. Ma la storia di Martha Stewart lo smentisce. Nel suo caso, che non è affatto unico, sembra che il carcere non solo l’abbia redenta, ma sia stato anche la scorciatoia alla popolarità e alla ricchezza. Condannata a 5 mesi di detenzione per vendita di titoli su informazioni illecite, la diva americana del bon ton […] è tornata a casa nel tripudio nazionale, mentre le già moribonde azioni della sua compagnia salivano alle stelle. […] Una strana parabola. Un tempo in America chi finiva in carcere veniva emarginato. Ora può passare da star a superstar. vero che la condanna di Martha è controversa e che da un sondaggio di Usa Today il 57% delle donne Usa simpatizza con lei. Ma chi avrebbe immaginato che il carcere potesse diventare una componente del divismo? […]» (Ennio Caretto, ”Corriere della Sera” 5/3/2005). «Popolarissima icona mediatica di cucina e giardinaggio Usa [...] Figlia di emigrati polacchi del New Jersey si paga l’università sfilando come modella. Poi comincia a lavorare a Wall Street (una vecchia passione) fino al trasloco in Connecticut. Qui decide di cambiar vita. Dà l’addio a Borsa e azioni e si dedica a pignatte e fornelli. Non come casalinga ma lanciando un servizio di catering. Il business cresce, Martha fiuta l’affare e allarga l’impero. Primo passo il libro di ricette Entertaining, diventato in pochi anni una specie di Cucchiaio d’argento d’oltreatlantico. L’appetito – nel suo caso a maggior ragione – vien mangiando. E dopo il primo successo culinario-editoriale espande il core business a giardinaggio e cucito, diventando la prima super-casalinga multimediale degli Stati Uniti. Viene assunta come testimonial dei grandi magazzini KMart che mettono sul mercato una linea per la casa con il suo nome. Lancia una rivista e un programma televisivo (sempre targati Martha Stewart). Riunisce tutti i suoi affari sotto l’ombrello della Martha Stewart Living Omnimedia, collocata a Wall Street e arrivata a valere fino a 1 miliardo. Il suo volto fa compagnia ogni giorno a milioni di casalinghe Usa. Il suo nome (trasformato ormai nel suo marchio) una sorta di passpartout per il successo finanziario di qualsiasi oggetto dei cataloghi del fai-da-te» (Ettore Livini, ”la Repubblica” 6/6/2003). «In un Paese che ha ormai abbandonato l’insegnamento dell’economia domestica a favore di discipline più essenziali per le potenziali donne in carriera, le nuove generazioni di mogli e massaie si stanno rendendo conto di aver bisogno di guide sicure se vogliono adeguare la qualità dell’ambiente domestico che circonda le loro famiglie al più elevato tenore di vita garantito dal boom economico dell’ultimo decennio. Così lei, con le sue rubriche radiofoniche e televisive di suggerimenti utili, la sua rivista patinata, le conferenze e le dimostrazioni di tecniche che vanno dagli arrangiamenti floreali alla cottura del tacchino del Thanksgiving Day, è diventata rapidamente la consigliera più fidata delle massaie sprovvedute d’America. E, piano piano, si è metamorfizzata in un business, in un marchio e in un impero, Living Omnimedia, quotato al New York Stock Exchange, con un fatturato di 300 milioni di dollari l’anno. Il suo nome fa vendere, e chi lo vuole utilizzare sui propri prodotti deve pagare prezzi salati. Arrivata all’apice del suo successo di imprenditrice, però, ha commesso un errore che rischia di rovinarla e addirittura di mandarla in galera. Un’ordinaria vicenda di insider trading , un’operazione da poco più di 200.000 dollari dai contorni ambigui, aggravata, però, dal sospetto che abbia cercato di inquinare le prove […] All’antivigilia del Natale 2001, quando il titolo ImClone, una società di biotecnologia il cui presidente, Sam Waksal, è uno dei suoi migliori amici, era sceso per la prima volta al di sotto dei 60 dollari. Secondo l’imprenditrice, il suo agente di Borsa, Peter Bacanovic, aveva ricevuto in precedenza istruzioni di vendere le sue 3.928 azioni ImClone se si fossero ribassate sotto quel livello. Gli inquirenti, invece, sospettano che la decisione di liberarsi di quei titoli (il cui valore sarebbe crollato, nei giorni e nelle settimane successive, a pochi centesimi) sia stata presa dopo che Waksal l’aveva informata che l’Fda, l’ente che autorizza la vendita di medicinali in Usa, avrebbe negato il nulla osta alla distribuzione dell’Erbitux, il medicinale contro i tumori che era anche l’unico prodotto di ImClone. Bacanovic, un broker di Merrill Lynch (immediatamente licenziato dalla società) con una ristretta clientela di personaggi facoltosi, ha confermato l’esistenza dell’ordine di vendere sotto la soglia dei 60 dollari, ma è stato smentito dal suo assistente, Douglas Faneuil. A questo punto, la Sec indaga sull’ipotesi che la Stewart e Bacanovic si siano messi d’accordo su una versione ”innocente” dei fatti, e quindi abbiano tentato di inquinare le prove a carico dell’imprenditrice» (Umberto Venturini, ”Corriere della Sera” 28/6/2002).