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 2003  giugno 06 Venerdì calendario

Moellemann Juergen

• . Nato ad Augsburg (Germania) il 15 luglio 1945, morto il 5 giugno 2003 (suicida lanciandosi da un aereo senza paracadute). Ex ministro tedesco dell’Economia. «Era il più controverso politico tedesco, sognava di diventare lo Haider o il Pim Fortuyn di Berlino» (Andrea Tarquini, "la Repubblica" 6/6/2003). «Ex ministro liberale e vicecancelliere nei governi di Helmut Kohl agli inizi degli Anni Novanta, una delle figure più singolari e controverse della politica tedesca. Protagonista di una carriera segnata dagli scandali [...] Per anni leader incontrastato dei liberali del Nord Reno Vestfalia, era sotto inchiesta per evasione fiscale, truffa e violazione della legge sul finanziamento dei partiti, accuse che gli erano valse prima la sospensione, poi, nel marzo 2003, le dimissioni dalla Fdp. Meno di un’ora prima della disgrazia, il Bundestag gli aveva tolto l’immunità parlamentare, dando il via a una serie di perquisizioni a vasto raggio in Germania, Lussemburgo, Spagna e Liechtenstein. Ma non è chiaro se l’ex ministro, a quel punto già a bordo del suo ultimo volo, l’abbia saputo. "Sicuramente però se lo aspettava", ha commentato il procuratore Wolfgang Schweer, uno dei magistrati che hanno ordinato i raid. [...] Populista spericolato, provocatorio per vocazione, era salito alla ribalta della scena federale nel 1991, quando era stato nominato responsabile dell’Economia. Era il pupillo dell’ex ministro degli Esteri, Hans-Dietrich Genscher, che nel 1992, al momento di ritirarsi, lo aveva indicato come suo successore alla carica di vicecancelliere. Durò appena un anno, poi era stato costretto a dimettersi per aver intercesso in favore dell’azienda di proprietà di suo cugino. Ma anche grazie alla popolarità nella sua regione, aveva risalito uno per uno i gradini della burocrazia di partito, fino a diventarne vicepresidente. Dopo aver riportato i liberali nel Parlamento del maggior Land federale, aveva imposto alla Fdp il cosiddetto "progetto 18", cioè l’ambizioso obiettivo di conseguire il 18% alle elezioni politiche. La campagna del 2002 gli era stata fatale. Nel maldestro tentativo di inseguire il voto dell’estrema destra, aveva prima criticato Israele, poi insultato il leader della comunità ebraica in Germania, Michael Friedman, accusandolo di "stimolare l’antisemitismo con il suo stile intollerante e sprezzante". Da ultimo, aveva fatto stampare, in 8 milioni di copie, un volantino pieno di accuse verso Friedman e il premier israeliano Ariel Sharon. E proprio dal volantino è nata l’inchiesta penale. Il conto dell’iniziativa, 840 mila euro, era infatti uguale, alla virgola, al totale di centinaia di piccole donazioni, tutte arrivate su un conto controllato da Möllemann. Il sospetto dei magistrati è che egli stesso avesse spezzettato l’intera somma, ricevuta da un misterioso finanziatore, per aggirare la legge sul finanziamento pubblico e non rivelarne l’origine. Sotto accusa anche nel partito, non aveva voluto rivelare i nomi dei suoi benefattori. Facevano molto pensare, tuttavia, i suoi solidi rapporti d’affari con il mondo arab» (Paolo Valentino, "Corriere della Sera" 6/6/2003). «Cominciò la sua carriera politica, ai tempi del liceo, nella Cdu. Nel 1970 lasciò i cristiano democratici per passare ai liberali dell’Fdp e pochi mesi dopo - aveva 25 anni - diventò uno dei più giovani parlamentari tedeschi. Veniva dal mondo della scuola e dell’insegnamento, sempre particolarmente sensibile ai temi della formazione. Una volta Gerhard Schroeder disse di lui che, malgrado le divergenze, lo considerava un politico coraggioso, "uno che credeva in una visione social-liberale anche quando non serviva a fare carriera". Gli anni Ottanta segnarono l’inizio della sua fortuna politica: prima segretario generale del ministero degli Esteri con Helmut Kohl poi, dieci anni più tardi, ministro dell’Economia e vice Cancelliere, sempre con Kohl. "Era un vero combattente - dice Hans Dietrich Genscher, storico ministro degli Esteri liberale e mentore del giovane Moellemann -. Era dotato di un grande istinto, un vero animale politico". Nel suo ultimo libro - Klartext, testo chiaro – si congedava definitivamente dalla grande politica; pieno di aneddoti non dimostrati, di luoghi comuni e di idee tutt’altro che chiare, il manifesto segnava in realtà la sua parabola discendente. Nell’ultima campagna elettorale era stato accusato di antisemitismo e aveva più volte attaccato pubblicamente la politica di Sharon e il rappresentante degli ebrei tedeschi Michel Friedmann. Chi lo conosceva – compagni di partito e avversari politici – non ha mai creduto al suo antisemitismo; quelle dichiarazioni si spiegavano piuttosto con la strategia di prendere più voti possibile. Strategia quanto mai sbagliata, come ha dimostrato il risultato elettorale [...] Nel frattempo si sommavano, sui tavoli delle procure, incartamenti riguardanti suoi presunti illeciti. Da quella volta in cui, da ministro, si è dovuto dimettere per aver cercato di facilitare un parente nell’acquisizione di appalti, la sua condotta è stata spesso oggetto di discussione all’interno dell’Fdp» (Francesca Sforza,"La Stampa" 6/6/2003).