Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  giugno 05 Giovedì calendario

Richards Keith

• Dartford (Gran Bretagna) 18 dicembre 1943. Chitarrista. Dei Rolling Stones. «Considerato un miracolo vivente perché ha abusato di ogni possibile sostanza, eroina compresa e a lungo, ed è qui sveglio e arzillo [...] Si ricorda che cosa successe negli Anni Ottanta, la prima volta che si affacciò sul palco completamente ”pulito”? ”Ero solo a disagio con la folla del backstage e con le altre folle che popolano di solito la mia vita: il pubblico dei concerti no, lo amo sempre. Ma tengo a precisare che io mi purificavo ogni volta prima di cominciare una tournée, proprio non volevo saperne di dover andare in giro in posti equivoci a cercarmi la roba, in città strane. Questo fatto dello smettere periodicamente mi ha poi complicato l’esistenza, perché pensavo sempre: beh, posso smettere quando voglio. Ma naturalmente appena il tour finiva, boom: ’E’ il momento di rilassarsi’, mi dicevo. E ricominciavo da capo. La droga è proprio una cosa di cui liberarsi, se ci sei dentro; e comunque bisogna stare attenti a non entrarci. I problemi veri li ebbi con Mick: mi ero drogato per tutti i Settanta, e lui aveva finito per prendere in mano tutto il lavoro ordinario che riguardava gli Stones: così si trovò nella stessa sindrome che era stata di Brian Jones, più o meno di pensare che tutto era sulle sue spalle. Quando stavo ormai bene, gli dissi: dài, ridammi un po’ del fardello, fammi condividere il peso. Mick la prese come una richiesta di riassetto dei poteri, come un togliergli qualcosa: e non era veramente il caso. Abbiamo affrontato gli Ottanta davvero a muso duro [...] Dirty Work fu la nostra Terza Guerra Mondiale, lui la prendeva davvero molto alta. Così facemmo una pausa. Penso che chiunque - con la possibile eccezione di Mick - abbia da allora imparato la lezione che Mick Jagger è davvero tosto quando è con gli Stones: ma quando non lo è, penso che non gliene freghi un cavolo a nessuno. [...] Quando una band sta così a lungo insieme, c’è effettivamente un certo orgoglio professionale, ma segreto. Non lo si sta a sbandierare in giro, e neanche ce lo diciamo l’un l’altro. Ma in fondo questa è anche un’ossessione della nostra società sulle decadi, sui numeri che finiscono per zero. Chissà perché [...] l’unica differenza fra noi e i Beatles è che siamo ancora qui [...] siamo ancora una band attiva, insomma» (Marinella Venegoni, "La Stampa" 4/6/2003). «Per molto tempo negli anni ’70 nessuno avrebbe scommesso che avrebbe raggiunto i quaranta. La sua dieta era a base di eroina, cocaina, anfetamine, barbiturici, Lsd e Dio sa quant’altro, innaffiati da quantità industriali di Jack Daniels. Molti dei suoi compagni di sbronze e droga, tra i quali Gram Parsons e John Belushi, non ce l’hanno fatta. Ma Richards è famoso per la sua costituzione taurina. Disintossicarsi smettendo di colpo di assumere qualunque droga provoca astinenza con sintomi molto dolorosi, ma il tutto non è così duro da sopportare se, come Richards, ci si è disintossicati in questo modo ”dieci o dodici volte”. ”La gente dice che ho una voglia maniacale di vivere. Ma io non ne ho idea, veramente. solo il mio modo di essere. Per quanto mi riguarda, la vita è tutto quel che ho e io cercherò sempre di trarne il meglio. Io voglio essere qui. E voglio vedere dove vado”. Ma non è stato sempre così. Richards non ha mai avuto un autentico desiderio di morire, ma ci è mancato poco perché entrasse a far parte del club non troppo esclusivo delle rock star morte inutilmente. ”Sono stato stupido – ammette – Ho abusato di certe situazioni. un po’ come cercare di suicidarsi senza alcuna intenzione di farlo, quel tipo di suicidio assolutamente stupido. Ma non è successo, quindi ho deciso di imparare a vivere con me stesso. [...] Guardate Duke Ellington o Louis Armstrong. Nessuno ha avuto nulla da ridire sulla loro tenacia. Immagino che sia soltanto perché il rock’n’roll ha la fama di essere una cosa che fai quando hai venti o venticinque anni, come il tennis. Ma le pollastrelle di vent’anni mi lanciano ancora le mutandine. assurdo, lo so, ma devo vedere quanto andrà avanti la baracca. E poi, cosa sarebbe il mondo senza i Rolling Stones?”» (Nigel Williamson, ”Corriere della Sera” 18/12/2003).