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 2003  giugno 02 Lunedì calendario

Boorman John

• Nato a Londra (Gran Bretagna) il 18 gennaio 1933. Regista. «Educato dai gesuiti, comincia a scrivere recensioni per riviste e trasmissioni radiofoniche. Nel 1955 entra alla Bbc come assistente al montaggio e dopo sette anni è a capo della sezione documentari. Esordisce nella regia con Having a wild weekend. Il film lo lancia verso Hollywood [...] Regista dotato di grande talento iconografico, abile nel creare un’avvincente tensione narrativa, sostenuta da un costante approccio sociologico, non si preoccupa molto delle tendenze del mercato. Ciò spiega i molti alti e bassi della sua carriera, tratteggiati nel documentario autobiografico I Dreamt I Woke Up (Ho sognato di svegliarmi, 1991) [...]» (Cinema, a cura di Gianni Canova, Garzanti 2002). «Negli anni Settanta si poteva ancora lavorare, c’era coraggio, voglia di rischiare, oggi si seguono solo le formule del successo, me ne sono allontanato, invecchiando mi interessa sempre di più un cinema di impegno. [...] Io non ho mai fatto film per soldi, so accontentarmi di poco, vivo in Irlanda, da trent’anni nella stessa casa, il mio unico lusso sono i figli, ne avevo sette, uno purtroppo l’ho perduto» (Maria Pia Fusco, ”la Repubblica” 2/6/2003). «[...] nel suo cinema si è sempre occupato di miti, di identità da ritrovare, di personaggi in cerca di riscatto. Eppure non viene considerato un regista mitico, nonostante la sua filmografia sia tra le più eterogenee e ricche di titoli straordinari. Difficile anche rintracciare un’identità autoriale per un regista che ha spaziato in ogni genere cinematografico. [...] studi cattolici dai salesiani, nonostante la famiglia fosse protestante, ha iniziato il suo approccio al cinema come critico prima per una rivista femminile, poi come critico radiofonico. Successivamente ha lavorato come montatore e documentarista per la Bbc sino a quando l’amicizia con Lee Marvin non lo ha portato a Hollywood dove ha diretto una commedia Prendeteci se potete (1965), seguita dall’iperadrenalico Senza un attimo di tregua (1967) [...] con Marvin protagonista. Un sodalizio che si è ripetuto l’anno successivo con Duello nel Pacifico. invece del 1970 Leone l’ultimo con Marcello Mastroianni protagonista. [...] salta all’occhio scorrendo la filmografia di Boorman l’ecletticità delle scelte: dopo i titoli citati si sono infatti succeduti film come l’inquietante Un tranquillo weekend di paura (1972) con il gruppetto di americani medi in cerca di emozioni; poi il fantasy Zardoz (1974) che si rivelò un flop al botteghino, l’avventuroso Excalibur (1981) che rimane uno dei suoi grandi successi, l’ecologico La foresta di smeraldo (1985) con il ragazzo che sparisce nella foresta interpretato dal figlio Charley, il ricordo bellico autobiografico Anni ’40 (1987) in cui l’infanzia riesce a trovare momenti di leggerezza anche sotto le bombe naziste (seconda nomination per la regia), l’esotico Oltre Rangoon (1995) che denuncia la dittatura birmana, il singolare The general (1998), la commedia Il sarto di Panama (2001) tratto da Le Carré, con la sua garbata ironia nei confronti di 007 e il tragico In my country (2004) sulla riconciliazione in Sudafrica dopo l’apartheid. Viene da chiedersi quale sia l’origine di questo slalom tra generi e storie diverse, tratte da romanzi e da storie vere. Precisa Boorman: ”Prima di tutto fare un film ti prende un paio d’anni e quando mi capita di finire un film di solito non ho voglia di ripartire di nuovo per fare qualcosa di simile, mi piace l’idea di fare qualcosa di diverso, sono sempre alla ricerca di altre sfide, altre avventure, mi piace esplorare mondi diversi questo è quello che mi appassiona e mi interessa fare”. Tra le prove più eccentriche The general, con Brendan Gleeson protagonista nei panni di Martin Cahill, singolare eroe della mala irlandese (è stato poi realizzato anche un altro film sulla sua storia, Un perfetto criminale, interpretato da Kevin Spacey). Premiato inaspettamente a Cannes per la miglior regia. E tra le curiosità della versione di Boorman spicca la scelta del bianco e nero che il regista motiva così: ”Era una storia ambientata a Dublino in altri tempi e volevo fare qualcosa che la gente non vedesse ogni giorno. Con il colore avrei corso questo rischio, il bianco e nero invece è come un mondo parallelo che opera in modo diverso, volevo liberarlo per raccontare questa storia che ritengo mitica e volevo che questa componente mitica fosse esaltata dal bianco e nero strappandola via dalla quotidianità delle scene contemporanee”. Uno dei titoli che continua a colpire nella filmografia di Boorman è Un tranquillo weekend di paura, che a suo tempo lo aveva portato alla nomination, nonostante la violenza del racconto, con quell’indimenticabile assolo di banjo arrivato addirittura nelle classifiche dei dischi più venduti. Ricorda Boorman: ”All’origine del film c’era il romanzo di James Dickey (che appare anche nel film verso la fine nei panni dello sceriffo, e dal titolo Un tranquillo weekend di paura - Dove porta il fiume, ndr), anche se il film è molto diverso dal romanzo, infatti Dickey all’epoca diceva che era riuscito meglio del libro. Era una storia davvero potente e molto avvincente sul rapporto tra uomo e natura che rispecchia in qualche modo la mia filosofia per cui la natura si vendica delle ingiurie subite dall’uomo” [...]» (Antonello Catacchio, ”Il Messaggero” 3/12/2005).