(domande riadattate da noi. Risposte testuali tratte da un’intervista a France 3 pubblicata su "la Repubblica" 31/5/2003, e da un’intervista a "Le Figaro" pubblicata dal "Corriere della Sera" stesso giorno)., 31 maggio 2003
Bush. Presidente Bush, perdonerà l’atteggiamento francese riguardo alla guerra in Iraq? "Certamente"
Bush. Presidente Bush, perdonerà l’atteggiamento francese riguardo alla guerra in Iraq? "Certamente". E’ ancora irritato con Chirac? Approverà delle sanzioni contro la Francia? "No, nessuna sanzione. Non sono adirato. Sono deluso. Anche il popolo americano è stato deluso. Ora, però, occorre andare oltre. Esistono moltissime questioni sulle quali possiamo collaborare". Riguardo alla road map: come conta, alla vigilia del suo viaggio in Medio Oriente, di ottenere un successo dove tutti i suoi predecessori hanno fallito? "Prima di tutto dirò ai nostri amici arabi e ad alcuni leader di quella regione che, se sono davvero intenzionati a raggiungere la pace, dovranno tagliare tutti i finanziamenti ai gruppi terroristici. In secondo luogo, ritengo che il nuovo primo ministro Abu Mazen sia fermamente intenzionato a sconfiggere il terrorismo e a compiere progressi nella realizzazione dello Stato e delle istituzioni necessarie a renderlo vivibile. Terzo, credo che Israele riconosca che è nel suo stesso interesse appoggiare il concetto dei due stati che vivono l’uno affianco all’altro, in pace". Può esercitare pressioni su Ariel Sharon? "Certo che posso. Posso fare pressione su Ariel Sharon. Se avessi paura di prendere le decisioni necessarie per mandare avanti il processo, non farei questo viaggio in Medio Oriente". E’ pronto ad agire per porre fine all’espandersi delle colonie? "Uno stato palestinese dovrà essere realizzato. Il problema delle colonie va affrontato in questa prospettiva. L’estendersi di questi insediamenti contraddice i nostri sforzi per fare emergere uno stato palestinese". Che cosa pensa della nuova leadership palestinese? "Sono stato molto colpito dalla nuova squadra palestinese. Soprattutto dal ministro palestinese delle finanze, Salam Fayyad, che ho incontrato e che mi è apparso assolutamente deciso a lottare contro la corruzione. In passato gli aiuti internazionali alla comunità palestinese non avevano fatto altro che arricchire una piccola élite corrotta. Yasser Arafat ha avuto tutte le opportunità di portare la sua gente verso la pace. Non le ha sfruttate. Io non dimentico quello che gli era stato offerto a Camp David dal mio predecessore Bill Clinton". La guerra contro l’Iraq ha messo a mal partito la maggior parte delle istituzioni internazionali. Come fare per ridare loro efficacia? "In futuro, vedo un ruolo forte per la Nato. Quest’alleanza andrà ovviamente riformata, per adattarsi a missioni che non hanno più nulla a che vedere con la sua vocazione originaria di contrastare la minaccia sovietica. L’Alleanza atlantica deve concentrarsi sulla pace e sulla libertà del mondo. Lo stesso vale per le Nazioni Unite: dovrebbe essere in grado di rispondere alle minacce nuove che dobbiamo affrontare". L’Europa? "Ripeto che la voglio unita, libera e amica degli Stati Uniti". La Russia? "Oggi il contenzioso più grave tra Washington e Mosca verte sull’esportazione di polli americani verso la Russia".