Sito della civiltà cattolica, 30 maggio 2003
La Civiltà Cattolica è una rivista fondata a Napoli da un gruppo di gesuiti, i quali dopo il primo numero, che fu stampato il 6 aprile 1850, a causa della censura oppressiva dei Borboni, furono costretti a trasferirsi a Roma
La Civiltà Cattolica è una rivista fondata a Napoli da un gruppo di gesuiti, i quali dopo il primo numero, che fu stampato il 6 aprile 1850, a causa della censura oppressiva dei Borboni, furono costretti a trasferirsi a Roma. dunque la più antica di tutte le riviste italiane ancora attive Esce il primo e il terzo sabato del mese (24 quaderni l’anno per complessive 2.500 pagine in 4 volumi) e offre: a) un editoriale che affronta problemi significativi per la vita dell’uomo e della donna, della società e della Chiesa; b) articoli di formazione e riflessione teologica, filosofica, morale, sociale, politica e letteraria; c) note e commenti, che, a partire da interventi sulla stampa o da libri, presentano una lettura cattolica per una coscienza meglio informata in grado di decidere più liberamente; d) tre servizi di cronaca: vita ecclesiale, Italia ed estero; e) la rubrica bibliografica con recensioni e segnalazioni, una scheda di presentazione di un film o di una rappresentazione teatrale. L’idea che spinse alla fondazione della rivista Ispiratore e primo direttore della rivista fu il padre Carlo Maria Curci, ma a volerla fu soprattutto Papa Pio IX (in quel momento esule a Gaeta), benché il Generale dei gesuiti del tempo, il padre Joannes Philippe Roothaan, non fosse entusiasta dell’iniziativa, per timore che, se, la rivista fosse entrata in questioni politiche, la Compagnia potesse esserne danneggiata. L’intenzione di Pio IX era di disporre di uno strumento adatto a difendere il pensiero cattolico; ma poiché – pensava padre Curci – il giornalismo dell’epoca era figlio della Rivoluzione francese e diffondeva le nuove idee liberali, agnostiche e antireligiose, bisognava combattere il nemico con le stesse armi, contrapponendo giornale a giornale, periodico a periodico. L’idea che spinse alla fondazione della rivista fu perciò quella di difendere "la civiltà cattolica", come allora la si concepiva, minacciata dai nemici della Chiesa, in particolare dai liberali e dai massoni, che andavano ispirando molte linee portanti dell’Italia risorgimentale. Di qui il carattere polemico e combattivo che la rivista assunse sin dall’inizio e che mantenne poi per lungo tempo. Era del resto lo stile tipico dell’Ottocento, e gli avversati della Chiesa e del cattolicesimo non erano certo più teneri e moderati nei loro attacchi. La nuova rivista, a cui collaboravano uomini di grande valore, come il padre Luigi Taparelli d’Azeglio (fratello di Massimo), il padre Antonio Bresciani, il padre Matteo Liberatore, ebbe subito un notevole successo. Del primo fascicolo, stampato in 4.200 copie, si dovettero fare ben sette successive edizioni. Dopo quattro anni la tiratura salì a 13.000 copie: numero notevole per l’epoca, tanto che il tipografo dovette acquistare in Inghilterra una "macchina celere" in sostituzione di quella per la stampa a mano. La causa maggiore del successo fu il fatto che i cattolici avvertirono subito nella nuova rivista una voce franca e battagliera in difesa della fede e del Papato, tanto più che, dopo il passaggio della redazione da Napoli a Roma, La Civiltà Cattolica assunse sempre più il carattere dì interprete fedele del pensiero e delle direttive della Santa Sede. Lo scopo della rivista Lo scopo assegnato alla rivista – "condurre l’idea e il movimento della civiltà a quel concetto cattolico da cui sembra da tre secoli avere fatto divorzio" (padre Curci) – è stato perseguito con tenacia, spirito di sacrificio e sforzo intellettuale, anche se talvolta le cause difese (si pensi al potere temporale dei Papi) erano cause perdute, e anche se le cause giuste, come la difesa della fede e della Chiesa dall’attacco liberale e massonico che mirava a distruggerlo, avrebbero potuto essere difese (ma è un giudizio di oggi!) in modo diverso, senza cioè allargare il fossato tra Chiesa e mondo moderno. Momenti forti della vita della rivista Momenti forti della vita della rivista sono stati la lotta al liberalismo (anche a quello cattolico, poiché La Civiltà Cattolica seguiva la linea cosiddetta "intransigente", anche se in genere in modo moderato), la lotta alla massoneria, che contava a metà dell’Ottocento in Parlamento ben 300 deputati, la polemica contro i modernisti e negli anni 1931 e 1937-38 la lotta contro il fascismo e il nazismo. Nel secondo dopoguerra mise in guardia contro il pericolo comunista in Italia e nei Paesi dell’Est europeo; diede un’amplissima informazione sul Concilio Vaticano II, al quale alcuni suoi scrittori parteciparono anche in qualità di periti. In realtà, scorrendo le annate de La Civiltà Cattolica, dato il suo carattere di rivista di attualità, si può avere un panorama abbastanza completo delle vicende religiose e politiche italiane (e in misura più limitata, mondiali) dal 1850 a oggi "dal punto di vista cattolico". Redazione e periodicità Il cammino della rivista ha sempre accompagnato da vicino quello della Chiesa e dell’Italia, mantenendo immutata, oltre al formato, la periodicità quindicinale (sempre osservata, salvo due mesi nel 1870, quando la redazione, in seguito all’ingresso delle truppe italiane in Roma, si trasferì a Firenze). Questa periodicità le consente di avere una maggiore tempestività di quella consentita a una rivista mensile e un maggiore distacco dai fatti – e dunque un giudizio più informato e più sereno – di quello consentito a un settimanale. La rivista è scritta soltanto da gesuiti (tranne che per le recensioni) e segue dalla fondazione lo stesso metodo redazionale. La Civiltà Cattolica infatti è nata e resta come opera non di singoli scrittori, ma di un gruppo di gesuiti, che si occupano in maniera esclusiva del lavoro di direzione e di redazione della rivista. Questo significa in primo luogo che tutti i redattori della rivista, insieme col direttore, che è designato dal Superiore Generale della Compagnia col beneplacito della Santa Sede, sono corresponsabili in solidum di tutto ciò che si pubblica in essa. Il lavoro della rivista dunque è "collegiale" e la responsabilità dei singoli articoli, oggi firmati (tranne l’editoriale) a differenza di un tempo, è dell’intero "Collegio degli Scrittori". Per la maggior parte della vita della rivista, infatti, gli articoli uscivano senza firma, proprio per sottolineare il lavoro "collegiale". Attualmente la redazione (o, come dicono i documenti, il Collegio degli Scrittori) è composta da 11 gesuiti. Altri collaborano come emeriti (la rivista ha seguito, anzi in questo caso ha preceduto di pochi anni, la disposizione, introdotta da Paolo VI per i vescovi, di lasciare la redazione a 75 anni). La struttura dei quaderni Se si prende un quaderno recente della CiviltàCattolica, si rileva che, come avviene sostanzialmente sin dall’inizio delle pubblicazioni, la prima parte – l’editoriale e gli articoli – è dedicata alla trattazione di temi e problemi dottrinali, in genere con riferimento all’attualità. La seconda parte è formata da rubriche come rassegne, riviste della stampa e rubrica dello spettacolo. La terza parte è dedicata alla Cronaca contemporanea, divisa in tre sezioni: Vita della Chiesa, Italia ed Estero; l’ultima parte (in genere di almeno 14 pagine) è dedicata alla recensioni bibliografiche e a una scheda di film. La Civiltà Cattolica ha sempre dato e dà ancora grande importanza all’informazione, in particolare per mezzo della rubrica di "Cronaca contemporanea". Questa infatti occupa un terzo di ogni fascicolo (30 pagine) e ha lo scopo di tenere informato il lettore – in maniera il più possibile sicura e obiettiva – di quanto avviene in campo religioso, sociale e politico e di aiutarlo a compiere una valutazione critica degli avvenimenti. Si può ricordare, in proposito, che le cronache della Civiltà Cattolica dell’Ottocento e del primo Novecento sono oggi una fonte preziosa per gli studiosi di storia del Risorgimento e dell’epoca giolittiana. Lo stile attuale cambiato invece profondamente lo stile della rivista, non più polemico, con una varietà assai maggiore di argomenti trattati. Ma il cambiamento più radicale sta nel fatto che essa cerca di porsi non più in opposizione ma "in dialogo" col mondo moderno, senza venire meno alla verità cristiana e senza compromessi, ma cercando di instaurare un dialogo tra fede e cultura, in modo da camminare con gli uomini del nostro tempo, per illuminarne la storia con la luce della fede. Si tratta di un cambiamento, richiesto d’altronde oggi a tutti i credenti dal Concilio Vaticano II, di cui la rivista si è fatta fedele interprete e che cerca tuttora di perseguire. Nonostante questi cambiamenti La Civiltà Cattolica conserva invariato il suo particolare rapporto, di "sintonia", con la Santa Sede, che fa parte della sua identità, tanto che, se venisse meno, essa perderebbe una sua caratteristica essenziale e, forse, la sua stessa ragion d’essere. Il rapporto con la Santa Sede Un carattere specifico de La Civiltà Cattolica è il suo particolare rapporto con la Santa Sede. Quando il fascicolo della rivista è ancora in bozze viene inviato alla Segreteria di Stato della Santa Sede per l’approvazione definitiva. Il giudizio riguarda essenzialmente tre punti: 1) la conformità degli articoli pubblicati sulla rivista con l’insegnamento ufficiale della Chiesa in materia di fede e di morale; per tale motivo alcuni articoli di particolare rilievo teologico e morale sono rivisti anche dalla Congregazione per la Dottrina della Fede o da altri Dicasteri competenti della Curia Romana; 2) la conformità o almeno la non sostanziale difformità con gli indirizzi seguiti dalla Santa Sede nei confronti degli Stati; per comprensibili motivi, una particolare attenzione è riservata a quanto la rivista scrive sulle vicende politiche italiane; 3) l’opportunità o meno di pubblicare taluni articoli in particolari situazioni. Il lunedì che precede il primo e il terzo sabato del mese in cui La Civiltà Cattolica è pubblicata, il direttore della rivista è ricevuto in udienza in Segreteria di Stato: gli vengono comunicate le osservazioni fatte sul fascicolo e queste sono discusse per decidere quali devono essere necessariamente inserite nella rivista e quali invece sono lasciate al giudizio e alla prudenza del direttore. Questo fatto non è in contrasto con il fatto che la rivista esca sotto la responsabilità dei gesuiti che fanno parte del Collegio degli scrittori e per loro iniziativa circa gli argomenti trattati; d’altronde non comporta che La Civiltà Cattolica sia un organo ufficiale e neppure ufficioso della Santa Sede; significa soltanto che quanto è pubblicato sulla rivista non è in contrasto con gli indirizzi della Santa Sede sui vari problemi. In realtà, quello che lega La Civiltà Cattolica alla Santa Sede è un rapporto di fiducia da parte di quest’ultima; mentre la rivista vuole svolgere un modesto servizio alla Chiesa, in particolare al Papa nel suo Magistero ecclesiale universale. Questo spirito di servizio – che non è né servilismo né ricerca di favori (La Civiltà Cattolica non riceve finanziamenti dalla Santa Sede né mai i membri del collegio sono stati gratificati con nomine ecclesiastiche) – è conforme a una rivista scritta da gesuiti, che sono legati al Papa da un vincolo particolare di amore e di obbedienza. Incontro tra fede e cultura Oggi La Civiltà Cattolica intende leggere e interpretare la storia, la politica, la cultura, la scienza, l’arte alla luce della fede cristiana proposta dal Magistero della Chiesa, cercando la soluzione umana e cristiana dei problemi via via emergenti. In particolare, essa intende attuare con pazienza e umiltà il dialogo tra fede cristiana e cultura contemporanea. Impegno di una rivista come La Civiltà Cattolica è di sfatare il pregiudizio che sta alla base di tante forme della cultura moderna, secondo cui la legge di Dio è alienante per l’uomo, il quale soltanto liberandosene giungerebbe ad essere veramente adulto. Si tratta di proporre positivamente le verità evangeliche, mostrando che esse sono a beneficio dell’uomo, in quanto volute da Dio perché la famiglia umana viva, cresca e sia felice, scelga la vita e non la morte. In tale prospettiva la rivista si impegna pure nell’enucleare, difendere e propagare la dottrina sociale cristiana, che il Magistero della Chiesa con coraggio ha elaborato soprattutto negli ultimi cento anni, approfondendola progressivamente secondo le esigenze dei tempi. Una rivista di alta divulgazione La Civiltà Cattolica non è una rivista specializzata in un particolare settore, sacro o profano, ma è una rivista di cultura generale: vi sono perciò presenti tutti i settori culturali, dalla teologia e dalla filosofia alla storia, alla sociologia, all’economia, alla politica, alle scienze, alla letteratura, alle arti, al cinema. Quello che la caratterizza è lo spirito cattolico che la anima: tutto, cioè, viene visto e giudicato alla luce della fede cristiana e della dottrina dogmatica e morale insegnata dalla Chiesa. Pur essendo una rivista di cultura generale, La Civiltà Cattolica non è un periodico "popolare", bensì di alta divulgazione. Gli argomenti vi sono trattati in modo che possano essere compresi anche da persone non specializzate in quella materia; ma la trattazione è, per quanto possibile, scientificamente rigorosa e seriamente approfondita. Questo carattere comporta per la rivista un grande rischio: quello di non essere letta dagli specialisti, che preferiscono le riviste specializzate del loro settore, e di non essere apprezzata e compresa dalla maggioranza delle persone della cosiddetta "cultura di massa", le quali preferiscono organi di stampa più facili, tali soprattutto che non richiedano un impegno di riflessione. Ma, insieme con un rischio, il carattere di alta divulgazione de La Civiltà Cattolica comporta anche un grande vantaggio: quello di compiere un’opera di mediazione culturale, nel senso di mettere a disposizione di persone non specializzate quanto di più notevole e di più utile culturalmente si pubblica oggi, e in tal modo aiutare a crescere in campo culturale – e dunque in campo umano e cristiano – molte persone che non possono accedere alla cultura specialistica.