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 2003  maggio 28 Mercoledì calendario

Antonio Meucci nasce nel 1808 a Firenze. Conclusi gli studi all’Accademia di Belle Arti fa l’impiegato doganale per sette anni, poi è assunto dal Teatro della Pergola come aiuto attrezzista

Antonio Meucci nasce nel 1808 a Firenze. Conclusi gli studi all’Accademia di Belle Arti fa l’impiegato doganale per sette anni, poi è assunto dal Teatro della Pergola come aiuto attrezzista. Inventore di strani macchinari, la sua fama è tale che nel 1835 viene chiamato al teatro Tacon dell’Avana, insieme alla moglie Ester che fa la costumista. Nel 1850 si trasferisce a New York dove conosce Giuseppe Garibaldi, che lo convince a mettere in piedi un’attività per dar lavoro agli esuli italiani. Così Meucci apre la prima fabbrica di candele steariche delle Americhe (vi lavorò anche lo stesso Garibaldi). Aveva già inventato un prototipo di telefono quand’era alla Pergola: una specie di tubo che serviva per comunicare dal palcoscenico. A Cuba aveva poi scoperto il modo di trasmettere la voce con l’elettricità. A New York gli esperimenti si fecero più sistematici: sua moglie era stata colpita da artrosi deformante e non poteva alzarsi dal letto. Gli occorreva un sistema di comunicazione tra il suo laboratorio nello scantinato e la camera di lei, al secondo piano dell’edificio. Inventa così il «teletrofono», realizzato con una scatola di sapone da barba e un diaframma di metallo. Nell’estate del 1871 viene ferito alla gamba dall’esplosione della caldaia sul traghetto Westfield, perde il lavoro e vive dell’elemosina degli amici. Nel dicembre di quell’anno si presenta al Patent Office di New York dove, versando 20 dollari racimolati con una colletta, deposita un preliminare di brevetto, che però viene ottenuto nel 1876 dall’americano Alexander Graham Bell. Meucci solleva il caso, ma vive con i sussidi di povertà. Muore nel 1889, dopo aver appreso della prima sentenza, che gli dà torto. La verità sul primato dell’invenzione del telefono è stata ristabilita nel 2002.