Varie, 27 maggio 2003
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Koudelka Josef
• Boskovice (Repubblica Ceca) 10 gennaio 1938. Fotografo • «La poesia dello sguardo. [...] “scrive” versi con le immagini[...] "Ho viaggiato tanto, per me è molto importante. Ma, quando fotografo, ho una regola che rispetto sempre: se arrivo in un posto che non conosco, faccio tutto nei primi due mesi perché, altrimenti, mi accorgo che non sono più capace di vedere quel posto come mi accadeva all’inizio". Sembra la metafora del decadimento di una passione amorosa nella spenta inerzia dell’abitudine. E Koudelka completa il suo discorso: "Tutti abbiamo gli occhi per vedere ma pochi posseggono il dono dello sguardo. Per vedere bisogna voler vedere . Ma un’altra cosa è indispensabile: il tempo. Vedere ed esplorare sono due attività complementari. La prima è indissolubilmente legata alla seconda" [...] Da sempre, da quando con le sue prime foto è stato il testimone della Primavera di Praga travolta nel ’68 dall’invasione sovietica, il suo nome è stato associato alla libertà. Poi, le immagini degli zingari nelle pianure dell’Est europeo e quelle dell’esilio con le loro dissonanze e la loro struggente intensità (raccolte in due memorabili libri-cult, Gipsies ed Exils ) hanno contribuito a creare la leggenda di Josef il selvaggio, del visionario e ribelle eternamente on the road , con zaino e sacco a pelo in spalla, inafferrabile come gli uccelli dell’aria. Ma il maestro ceco prende le distanze con molta autoironia e un po’ di fastidio da questa icona romantica. "No, non mi riconosco in una simile immagine", dice, scuotendo la testa. "In fondo, mi è stata appiccicata addosso per compiacere i media. Piace, incuriosisce, è stuzzicante. E, così, è stata ’venduta’ al pubblico. Io, invece, non voglio vendere niente, proprio niente". [...] Racconta una storia, che è quasi una parabola. "L’ho appresa da un mio amico zingaro. ’Josef - mi ha detto - prendi una gabbia, sistemala al centro di un prato e aspetta che un uccello entri dentro. Poi, chiudi la gabbia e portala a casa. Vai pure a dormire. Il giorno dopo controlla la gabbia: beh, scoprirai che l’uccello è morto. Ma non tirare conclusioni affrettate. Un’altra volta ripeti l’esperimento con un altro uccello e riporta a casa la gabbia. Vedrai, quando si fa giorno, che l’uccello non solo sta bene ma canta felice...’. Noi cechi abbiamo un proverbio che dice che con le persone è la stessa cosa: quel che va bene per i matti forse è pericoloso per i sani. L’importante è fare le cose con amore"» (Massimo Di Forti, "Il Messaggero" 26/5/2003).