è, 27 maggio 2003
Tags : Aña Gabriela Guevara
GUEVARA Aña Gabriela. Nata a Nogales (Messico) il 4 marzo 1977. Campionessa dei 400 metri piani, quinta alle Olimpiadi di Sydney, terza ai mondiali di Edmonton (2001), nel 2002 ha vinto tutte le dodici gare cui ha partecipato conquistando il Jackpot della Golden League
GUEVARA Aña Gabriela. Nata a Nogales (Messico) il 4 marzo 1977. Campionessa dei 400 metri piani, quinta alle Olimpiadi di Sydney, terza ai mondiali di Edmonton (2001), nel 2002 ha vinto tutte le dodici gare cui ha partecipato conquistando il Jackpot della Golden League. «La canzone che dice: "Ana sei una stella e un esempio per i bambini che cercano una nuova strada, l’esempio che per vincere bisogna lottare" è il suo inno. Figlia di Nogales, città divisa in due da una rete metallica che segna il confine fra lo Stato di Sonora e gli Stati Uniti, è diventata una bandiera per il Messico. E’ la prima donna che sta portando una rivoluzione nello sport del suo Paese. Lo sta facendo correndo nella specialità killer: i 400. [...] Con lei corre un intero Paese. [...] A Nogales, dove è nata, la vita è difficile. Suo padre per nove anni è andato a lavorare come guardia giurata in Arizona per permettere alla famiglia di campare. La sua carta verde le ha consentito di andare ad allenarsi nella zona americana della città, dove esiste una pista di atletica. Lei però era cresciuta e cullata dal mito di Michael Jordan e aveva cominciato col basket. La seguiva un allenatore cubano, Luis Betancourt, che un giorno le consigliò di provare anche l’atletica, perché era veloce e resistente. Nel ’96 ha provato per la prima volta la pista. Il fatto di essere cresciuta in altura (Nogales è a oltre 1500 metri di quota) l’ha aiutata. "Ma la svolta – racconta – è avvenuta nel ’97 quando ho dovuto scegliere l’Università. Avevo qualche offerta, ma un giorno a Hermosillo mi presentarono Raul Barreda, tecnico cubano, che stava terminando un periodo di lavoro con l’Università e aveva già pronte le valigie per tornare a Cuba. Parlammo a lungo. Lui mi chiese quali fossero i miei personali. Gli dissi che valevo 54’’ sui 400 e pocomenodi 2’10’’ sugli 800. Fu impressionato dal fatto che avevo ottenuto quei tempi con soli 4 mesi di allenamento. Non avevo ancora 20 anni. Quel particolare lo convinse a restare. L’Università gli offrì un lavoro e non tornò più a Cuba. E’ un allenatore fantastico. Duro, senza pietà al campo, ma dolce e comprensivo fuori. Ha preparato una tabella di crescita per ogni anno e ha previsto con precisione la mia maturazione. E’ un incredibile statistico. Passa ore a studiare i risultati del mondo e poi scrive proiezioni e previsioni. Non sbaglia mai". Barreda è un allenatore di vecchio stampo, ma che ha saputo adeguarsi alle esigenze dello sport moderno. Ha costruito uno staff intorno ad Ana e coi risultati ha convinto la Federazione messicana ad aiutarla economicamente. Ora lei viaggia con tecnico, medico e fisioterapista. Ana però non si accontenta e ha chiesto al presidente della Repubblica, con cui ha un filo diretto, di costruire una pista anche a Nogales, perché vuole offrire una possibilità anche ad altri giovani della sua terra, che vedono solo nella fuga verso gli Stati Uniti un possibile futuro. Dopo la vittoria aiGiochi Panamericani di Winnipeg ’99, il governatore dello Stato di Sonora le haregalato una casa a Hermosillo, la capitale. "Divido l’appartamento con mia sorella Azalia. Lei non è nata per lo sport, ma ha partecipato a una selezione per Miss Messico. Le piace il mondo della moda". Ai genitori ha comprato una casa a Nogales. Il padre ha un negozio di attrezzature antifurto. Non esistono piùproblemi finanziari. "Il denaro non è l’unica molla. Voglio arrivare a vincere il titolo mondiale e poi quello olimpico. Mi aspetta un lavoro duro, altri sacrifici, ma sono pronta". [...] Se le riuscirà di vincere il titolo olimpico ad Atene, Barreda ha già pronta la tabella per portarla ai vertici degli 800. [...] Anapotrebbe essere la prima donna ad accoppiare con successo l’oro dei 400 a quello sulla distanza doppia, come fece Alberto Juantorena a Montreal ’76. "C’è sempre un cubano nel mio destino"» (Gianni Merlo, "La Gazzetta dello Sport" 27/5/2003).