Varie, 23 maggio 2003
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SAGNIER Ludivine La Celle-Saint Cloud (Francia) 3 luglio 1979. Attrice • «Bionda e sottile, occhi azzurri [
SAGNIER Ludivine La Celle-Saint Cloud (Francia) 3 luglio 1979. Attrice • «Bionda e sottile, occhi azzurri [...] è la star in ascesa del cinema francese. [...] Famiglia borghese, sua madre è insegnante di inglese, deve la prima notorietà a François Ozon, che l´ha usata in Gocce d´acqua su pietre bollenti poi in Otto donne. ”François mi ha aiutato a non avere paura del cinema, con lui ho fatto il primo nudo [...] Per me essere attrice è una necessità, avevo l´impressione di vivere un´esistenza troppo semplice e banale, la finzione è un mezzo fantastico per uscire dalla realtà, mi diverto a fare un percorso psicanalitico attraverso i miei personaggi. E mi piace il lavoro, il cinema richiede disciplina e quella l´ho imparata a scuola, ho avuto insegnanti ma intransigenti e rigorosi, che mi spingevano a migliorare, mi mettevano di fronte ai miei limiti"» (’la Repubblica”, 23/5/2003). «Piccola, esuberante, visino d’angelo che può diventare stupendo, ma anche qualunque [...] Cresciuta in una famiglia amante dell’arte, allieva, a 5 anni, di un corso di teatro (’sognavo di essere la figlia di James Stewart"), ha affittato il suo primo appartamento a 17 anni perchè guadagnava bene facendo la doppiatrice. A scoprirla è stato François Ozon, regista di punta del nuovo cinema francese: ”Ludivine - dice - è una grande attrice in divenire”. Quanto a lei, più Moreau che Bardot, più intrigante che solo bella, ha già imparato a coltivare una dote che gli autori apprezzano moltissimo: ”Il mio rapporto con la creazione è rimasto uguale a quello che avevo da bambina. E cioè di assoluta sottomissione al regista"» (Fulvia Caprara, ”La Stampa” 23/5/2003). «La voce [...] è bellissima: ruvida, avvolgente, sensuale, romantica. [...] Dopo la Piscina’ di Ozon [...] era stata incoronata come la nuova Brigitte Bardot [...] ”Non mi sono mai sentita una Brigitte Bardot. Mi ha fatto piacere il confronto, ma non credo nelle reincarnazioni. Lei poi aveva un sex appeal così forte che le bastava mettersi di fronte all’obiettivo per diventare oggetto sessuale. Io, invece, credo più nel travestimento che nell’esibizione del corpo. [...] La cosa più bella è ogni volta inventare un metodo di costruzione dei personaggi. Nella Piscina il rapporto più forte era con il mio corpo, mi sono calata in un’esperienza completamente fisica. Nella Petite Lili bisognava invece scavare nell’intimità di un personaggio teatrale universale ispirato a Cechov» (Alessandra Mammì, ”L’espresso” 4/3/2004).