La Repubblica, 18/5/2003. Il brano è tratto da Luigi Pintor, "I Luoghi del delitto", uscito pochi giorni dopo la morte dello scrittore, 18 maggio 2003
"Il medico curante mi ha detto che ho pochi mesi di vita. Ha detto proprio così, senza giri di parole, eravamo compagni di banco al ginnasio e siamo rimasti in confidenza
"Il medico curante mi ha detto che ho pochi mesi di vita. Ha detto proprio così, senza giri di parole, eravamo compagni di banco al ginnasio e siamo rimasti in confidenza. Non è un luminare ma ha molta esperienza che vale più della scienza. Non dubito del suo giudizio e l’ho ringraziato per la sincerità. Non mi ha detto se morirò placidamente o se entrerò in agonia ma non fa gran differenza. Ho una malattia del sangue a decorso rapido che non lascia scampo e rifiuterò inutili terapie. Per me non è stata una sorpresa, mi aspettavo una comunicazione di questo genere e ho provato un senso di sollievo. (...) Nascere è difficile, come mostrano gli strilli che accompagnano l’evento. Anche crescere è difficile, come si impara dall’esperienza. Invecchiare è difficile anche per un filosofo stoico. Morire è difficile anche per un credente. Vivere è invece facile, a giudicare dall’esigua percentuale dei suicidi che adesso potrei incrementare scavalcando la ringhiera che non scavalco. Un brusco decesso volontario è comodo ma ha il sapore di un tradimento e questo mi trattiene. O forse desidero un calmo congedo con la serenità seduta al capezzale. Ma non ho mai conosciuto questa signora che tutti invocano e non la incontrerò di certo all’ultimo momento" (Luigi Pintor).