Ettore Botti, Corriere della Sera 18/5/2003, 18 maggio 2003
"Nei rapporti interpersonali Hitler appariva gentilissimo, corretto con i sottoposti, quasi dimesso nel dare ordini
"Nei rapporti interpersonali Hitler appariva gentilissimo, corretto con i sottoposti, quasi dimesso nel dare ordini. Alle prime dettature cercò di tranquillizzare l’esitante Traudl (Traudl Junge, la segretaria che ha scritto pubblicato adesso i suoi ricordi scritti tra il 1947 e il 1948 con Modadori "Fino all’ultima ora, le memorie della segretaria di Hitler"), affermando che eventuali errori sarebbero dipesi sicuramente dalla sua imperfetta dizione. E altre volte, quando lei entrava nello studio senza riscaldamento (egli prediligeva le temperature intorno ai 10 gradi), si preoccupò che non sentisse freddo e avesse da coprirsi. Spesso la chiamava ”bambina”, però senza propositi di corteggiamento, e mai, s’intende, osò importunarla. La dattilografa finì per conoscere davvero bene il principale a causa della simbiosi di lavoro (insieme per mesi nella Tana del lupo, quartiere generale in Prussia orientale, per mesi nel rifugio di Berchtesgaden e, alla fine, nel tragico bunker di Berlino) e anche perché durante i lunghi soggiorni il personale femminile era invitato a pranzi e cene in maniera da controbilanciare la preponderante popolazione dei militari. E Traudl Junge, benché non solita a esercitare lo spirito critico, poté, in alcune occasioni, vedere Hitler quale realmente era: un uomo noioso, pedante, fanatico, prepotente, megalomane. Non di rado nel corso dei dopocena, che si trascinavano anche fino alle 5 del mattino, il Führer alle prese con i suoi sproloqui si ritrovava praticamente da solo in quanto i più preferivano andarsene in altre stanze a ridere e fumare. Alla segretaria, in ansia per le sorti della guerra, che gli chiedeva previsioni, Hitler rispondeva invariabilmente: ”Non so quando finirà. In ogni caso quando avremo vinto”. E sempre a lei, ormai entrata un po’ in confidenza, che gli domandava perché non si sposasse, replicò convinto: ”Non voglio figli perché ai discendenti dei geni tocca una vita difficile”. Pretendeva, naturalmente, di avere sempre ragione. Una sera, dopo aver scommesso con Eva Braun sul motivo d’una canzone ed essere stato smentito dall’ascolto del disco, sbottò: ”Hai vinto tu, ma il compositore ha sbagliato. Se avesse avuto una sensibilità musicale pari alla mia, avrebbe composto la melodia come dico io”. Traudl Junge venne assunta da Hitler nel 1942.