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 2003  maggio 20 Martedì calendario

CORONA

CORONA Mauro Erto (Pordenone) 9 agosto 1950. Scrittore. Scultore. Alpinista. Ha aperto 300 nuovi tracciati di roccia sulle Dolomiti d’Oltre Piave. Dal nonno paterno intagliatore ha imparato i segreti dell’arte del legno, dal padre la passione per i boschi e le montagne. Il suo libro d’esordio, Il volo della Mormora è stato tradotto in Francia e Germania (’La Stampa” 11/10/2004). «Sarà pure disperso nei boschi, come dice il nome del suo sito ufficiale (www.dispersoneiboschi.it), ma la via per scalare la classifica dei libri più venduti, [...] l’ha trovata lo stesso. Capelli lunghi trattenuti da una bandana, barba incolta, fisico da rocciatore, tre figli universitari, è un apprezzato scultore del legno (è stato scoperto da Augusto Murer), alpinista (ha aperto numerose vie) e ha anche recitato nel film di Martinelli Vajont. Con i suoi ibri pubblicati da piccoli editori (Biblioteca dell’immagine e Vivalda), ha venduto oltre seicentomila copie, la maggior parte nel Nord- Est, dove è molto conosciuto e amato. Il personaggio unisce il fascino del fenomeno localistico a un respiro new age e non è sfuggito alla Mondadori che ha acquistato i diritti del suo nuovo libro, Nel legno e nella pietra e l’ha arruolato nella sua scuderia. In un giorno il volume [...] impacchettato in un sacchetto di cartone che riproduce la copertina del romanzo, ha esaurito le trentamila copie della prima tiratura e ha sconvolto le classifiche, piazzandosi al terzo posto nella top ten della Demoskopea, subito dietro Camilleri e Isabel Allende. [...] Il segreto del successo? "Scrivo in modo semplice - dice - ho un pubblico di massaie, operai, studenti, persone non troppo elevate culturalmente, senza snobismi. Ma non sono un buon selvaggio, ho letto due tir di libri". I libri, Dostoevskij, Mann, Hemingway, Borges, sono quelli che la madre gli lasciò prima di abbandonare lui e il fratello con un padre alcolista che aveva il culto del duce ("ci legava per ore a un albero dandoci l’olio di ricino") e con un nonno che lo iniziò alla caccia e alla scultura del legno. "Ho avuto una vita burrascosa - racconta - . Ho rischiato di uccidere e di morire, con l’alcol e con la montagna". Una montagna che non è il luogo idilliaco che qualcuno potrebbe aspettarsi, nonostante i quasi cinquant’anni passati nei boschi gli abbiano insegnato a parlare con gli alberi e a trovare una corrispondenza con le diverse personalità umane ("Se sei un faggio non puoi fare la betulla" dice). "Questi sono luoghi di omertà e di machismo, dove il bere, l’atteggiamento da duro, fanno parte dello stereotipo maschile. Sono luoghi di vita agra che soprattutto in passato nascondevano morti violente, superstizioni, tabù, dove le donne erano considerate streghe. ’Le donne servono perché fanno gli uomini’, diceva mio nonno: questa era, fino a poco tempo fa, la filosofia imperante. Io ho cercato di autoeducarmi, avrei potuto essere uno stupratore"» (Cristina Taglietti, "Corriere della Sera" 20/5/2003).