Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  maggio 18 Domenica calendario

Hofmann Albert

• Baden (Svizzera) 11 gennaio 1906, Basilea (Svizzera) 30 aprile 2008. Chimico. Nel 1943 scoprì l’LSD «mentre lavorava sugli alcaloidi della segale cornuta alla ricerca di un preparato che avesse effetti cardiotonici. L’assunzione dell’acido, dapprima casuale e poi volontaria, si risolse in un indicibile horror trip: ”Entrai in uno stato psichico indescrivibile. Mi sentivo attanagliato dall’angoscia e incapace di liberarmene. Con in più la sensazione disorientante di avere completamente smarrito la percezione del tempo e dello spazio. Provavo un senso di vertigine e di vuoto: ero come rapito e trasportato in un altro mondo e in un altro tempo. Senza tuttavia perdere coscienza”. Comprese subito lo straordinario potenziale dell’LSD rispetto alle sostanze psicotrope allora conosciute e dapprincipio ritenne possibile il suo impiego in ambito psichiatrico, quale ”coadiuvante di contenuti psichici rimossi”. Poi si fece vivo l’Office of Strategic Services degli Stati Uniti, la futura CIA, manifestando vivissimo interesse ”nella speranza di individuare nuovi mezzi e metodi per scoprire elementi filocomunisti in seno alle forze armate”. Infine, negli anni Sessanta, la svolta: il farmaco diventava una droga di piacere e allo stesso tempo il viatico ideale di un peculiare misticismo. Tramite di questo radicale cambiamento fu l’insospettabile Cary Grant, che raccontò ad un giornale di aver sperimentato l´LSD durante il trattamento analitico e di aver ottenuto grazie ad esso un’assoluta pace interiore. A seguire, le dichiarazioni di una nota annunciatrice televisiva che aveva visto trasformare la propria frigidità in una pienezza erotica insperata. I tempi della nuova cultura alternativa e psichedelica erano maturi: in brevissimo tempo l’LSD diventò il simbolo della liberazione sessuale e politica. Suggestionati dal pensiero (per quanto molto diverso) di Huxley, Leary, Ginsberg, gli hippies rintracciarono nelle droghe in generale e nell’LSD in particolare la strada maestra per una lotta radicale contro il Sistema e per il raggiungimento della piena felicità. E così Hofmann, il piccolo chimico, si trovò investito suo malgrado del ruolo di grande guru. […] Hofmann non ha nulla da spartire con il lassismo dissennato di personaggi alla Leary e con la coeva stagione del dionisismo di massa. […] La droga, o meglio quella particolarissima droga, è per lui soltanto lo strumento di una ricerca esistenziale e filosofica molto più complessa, non a caso lungamente condivisa con l’amico e maestro Ernst Jünger. […] Ha praticato lungamente la Tecnica eppure ne condanna apertamente lo strapotere. Ritiene infatti che la malattia dell’uomo contemporaneo sia tutta inscritta in un prometeismo tracotante, nel distacco dalla natura, in una visione dualistica del mondo, in un cieco antropocentrismo. Ricongiungere il corpo alla mente, la razionalità all’anima, l’individuo al cosmo: questa è la strada (vecchia e nuova) da percorrere. E nei trip assieme a Jünger proprio questo ha provato: un’esperienza mistico-cosmica. Certo, tanto affascinante quanto pericolosa; perché dentro di noi c’è tanto il paradiso quanto l’inferno. Per questo non ha mai condiviso le scorciatoie della beat generation. L’assunzione della droga, allo stesso modo in cui avveniva nelle società arcaiche, va inscritta in un preciso percorso iniziatico. Essa non è il fine, ma soltanto un mezzo di quella ”scienza dell’esperienza mistica” di cui parlava Huxley. Come gli antichi alchimisti, Hofmann si accosta alla natura con atteggiamento umile e contemplativo, intriso di incessante stupore per le meraviglie del creato. Non v’è alcun dualismo tra scienza e religione. Al contrario, le continue scoperte producono continuo incanto e la definitiva consapevolezza che l’umano è immerso nella totalità del cosmo, essendo la luce del sole necessaria all’uomo come alle piante officinali» (Franco Marcoaldi, ”la Repubblica” 16/5/2003).