Ranieri Polese, "Corriere della Sera" 16/5/2003 pagina 35., 16 maggio 2003
«... Non è un libro facile, ma sottilmente cattivante, anche per il lettore non scaltro giacché mescola la fantasia e la tensione del mito ad eventi e situazioni da Robinson Crusoe o da Isola del Tesoro , ma è racconto di alta e limpida tragicità, elegante quanto pacato(
«... Non è un libro facile, ma sottilmente cattivante, anche per il lettore non scaltro giacché mescola la fantasia e la tensione del mito ad eventi e situazioni da Robinson Crusoe o da Isola del Tesoro , ma è racconto di alta e limpida tragicità, elegante quanto pacato(...). Un aereo che reca a bordo un gran numero di bambini viene abbattuto, durante l’ultima guerra, e precipita su un’isola del Pacifico; molti, ragazzi e bambini, si salvano, e si mettono a lavorare, come fosse tutto un gran gioco, per costruire una sorta di struttura civile che permetta loro di sopravvivere... La comunità si scinde, e la quasi totalità dei ragazzi si raccoglie attorno al «capo», (...) l’uomo che li degrada, che li fa partecipi del peccato e quindi complici, crea con ciò una essenziale, naturale società» (brano della scheda che nel 1961 Giorgio Manganelli scrisse per "Il signore delle mosche" di William Golding).