Roberto Casati, "Il Sole 24 Ore" 11/5/2003. L’articolo fa riferimento agli studi di Scott Atran (Genesis of Suicide Terrorism, Science 229 7/3/2003; "In God We Trust: The Evolutionary Landscape of religion" Oxford University Press 2002 (scorri, sotto c’è , 11 maggio 2003
"I dati che si sono potuti raccogliere sui terroristi, le loro famiglie e i loro addestratori in Palestina (grazie a interviste rilasciate a volontari della cooperazione internazionale) e in Arabia Saudita mostrano che si tratta prevalentemente di giovani maschi senza partner, non disturbati psicologicamente, non più poveri del resto della popolazione a cui appartengono, non disoccupati, con famiglie normali (non monoparentali), e infine non meno istruiti, anzi mediamente più colti del resto della popolazione
"I dati che si sono potuti raccogliere sui terroristi, le loro famiglie e i loro addestratori in Palestina (grazie a interviste rilasciate a volontari della cooperazione internazionale) e in Arabia Saudita mostrano che si tratta prevalentemente di giovani maschi senza partner, non disturbati psicologicamente, non più poveri del resto della popolazione a cui appartengono, non disoccupati, con famiglie normali (non monoparentali), e infine non meno istruiti, anzi mediamente più colti del resto della popolazione. Non si tratta insomma di persone che non hanno nulla da perdere. La stampa mediorientale ha più volte sottolineato che se non avessero nulla da perdere, i martiri commetterebbero un finto sacrificio".