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 2003  marzo 13 Giovedì calendario

"Almeno 1 milione di euro all’anno, 2 miliardi di lire. Qualcuno, in Cgil, ha fatto un po’ di conti e ha scoperto che tanto costa, al sindacato, il Sergio Cofferati politico

"Almeno 1 milione di euro all’anno, 2 miliardi di lire. Qualcuno, in Cgil, ha fatto un po’ di conti e ha scoperto che tanto costa, al sindacato, il Sergio Cofferati politico. Un milione di euro è infatti la somma annuale versata dalla Cgil alla Fondazione Di Vittorio, il centro di ricerca presieduto dall’ex segretario e trasformato in uno strumento posto al servizio delle sue alte ambizioni. E questa cifra potrebbe essere approssimata per difetto. Perché comprende i quasi 500 mila euro stanziati dalla direzione centrale (denunciati nel bilancio), più i contributi delle organizzazioni periferiche, di importo certamente non inferiore ma difficilmente calcolabili perché non inseriti nei documenti contabili nazionali. Non solo: secondo indiscrezioni (ma il portavoce di Cofferati, Massimo Gibelli, nega), sarebbero state acquistate dalla Cgil le due sedi della Fondazione Di Vittorio a Roma e Milano. Dove lavorano tre autisti (fra l’altro il leader non ha la patente) e cinque collaboratori fissi, più una schiera di volontari. Costituita nel giugno 2002, finora la Fondazione non ha prodotto granché sul piano della ricerca. Ma in questa fase la preoccupazione principale della Cgil non sembra proprio quella di studiare l’evoluzione della realtà socioeconomica italiana. Tanto è vero che i dirigenti dello storico centro di ricerca del sindacato, l’Ires (da dove sono usciti personaggi del calibro di Bruno Trentin e Giuliano Amato), hanno protestato per lo stato di abbandono del loro istituto, ora addirittura a rischio di chiusura per carenza di fondi. Il gruppo dirigente della confederazione (sono cofferatiani 12 segretari confederali su 12) in questa fase preferisce dedicare la propria concreta attenzione alla Fondazione Di Vittorio. Che, se svolge poca ricerca, è però molto attiva sul piano politico. Più che attiva. il motore di iniziative organizzate in ogni parte d’Italia, dalle marce pacifiste ai girotondi. Ed è il punto di collegamento fra movimenti, sindacato e minoranza antifassiniana dei Ds. In altre parole, è una sorta di quartier generale di un neppure tanto ipotetico, futuro partito di Cofferati. Che punta, secondo chi lo conosce bene, a guidare una nuova sinistra confederata, nata da una scomposizione della Quercia attuale. Ma l’ambizione del Cinese comincia a pesare notevolmente sui bilanci della Cgil. Secondo alcuni calcoli, la sola manifestazione nazionale che nel marzo 2002 portò a Roma 3 milioni di persone e che consacrò Cofferati, allora ancora segretario generale, come leader politico, costò almeno 15 milioni di euro. E almeno 5 milioni sarebbero costate finora tutte le altre iniziative politiche cofferatiane, tra cui la grande assemblea dei movimenti che si è svolta a Firenze nel gennaio 2003. Alla Cgil, conti alla mano, c’è chi si preoccupa. Soltanto nel 2001, il sindacato aveva oltre 8 milioni di euro depositati in banca, fra contanti (6 milioni) e titoli (poco più di 2 milioni). Di quei fondi, stando al bilancio di previsione del 2003, non è rimasto più neppure un centesimo. In meno di 2 anni, sono state bruciate tutte le riserve dell’organizzazione. La politica ha un costo, si dirà. Ma che c’entra col sindacato? La domanda rimbalza, ormai sempre più angosciosa, da un ufficio all’altro di Corso d’Italia, sede nazionale della Cgil"