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 2003  maggio 14 Mercoledì calendario

STOCKHAUSEN Karl-Heinz Mödrath (Germania) 22 agosto 1928, Kurten (Germania) 5 dicembre 2007. Compositore

STOCKHAUSEN Karl-Heinz Mödrath (Germania) 22 agosto 1928, Kurten (Germania) 5 dicembre 2007. Compositore. «Un artista senza dubbio estremamente rigoroso che ha saputo conquistarsi nel corso della seconda metà del Novecento una posizione di primissimo piano nel campo della musica d’arte. Egli ha prodotto e produce servendosi indifferentemente degli strumenti musicali tradizionali e di quelli che sono della musica concreta ed elettronica, senza troppo badare a distinzioni scolastiche ma mescolando tutto. La sua più particolare ambizione creativa è stata nel dedicarsi fin dalle prime sue opere a una loro definizione che poco o nulla - e vedremo a che si riferisce il poco - lasciasse agli interpreti. Con queste disposizioni ha addirittura modificato lo statuto della musica, spostandola da ”performing art”, arte che richiede l’intervento di interpreti che in scena traducono la scrittura in suoni, a un’arte definita dall’autore, come la pittura o la scultura. Questa responsabilità è per lui motivo di un orgoglio che gli fa sentire la propria musica come superiore, almeno quanto a definizione, anche a quella di Bach: ”Col compito di fornire musica nuova ogni settimana - secondo Stockhausen - Bach non poteva certamente avere definito tutto del concerto; la sua responsabilità creativa si limitava alla partitura”, anche se poi, aggiungeremmo, interveniva quella del suo ensemble, per l’esecuzione. Se questo possesso e quest’identificazione delle sue proprie musiche possono apparire evidenti quando la composizione è elettronica, concretandosi in uno o più nastri riprodotti con mezzi meccanici, è doveroso riconoscere a Stockhausen una cura tanto meticolosa anche delle musiche che passano per un tramite esecutivo per la quale anch’esse diventano oggetti sonori precisi. Questo ha un’eccezione in quella che egli chiama ”musica intuitiva”, nella quale si colloca quel ”poco” cui abbiamo fatto cenno. [...] nella generalità dei casi lui stesso, Stockhausen, si coinvolge nella esecuzione, maneggiando le apparecchiature della distribuzione spaziale dei suoni. Quest’ultima, la distribuzione nello spazio, è un’altra delle preoccupazioni cui il musicista dedica più cure. Si tratti di musica elettronica o di musica eseguita tramite strumentisti, in generale essa passa per la sua regia sonora che convoglia i suoni agli altoparlanti disposti nei punti voluti della sala, avendone deciso l’intensità e, dunque, in modo indiretto, l’effetto di presenza. [...] Non sembra che egli senta il bisogno di restare fedelmente attaccato alla formulazione delle sue idee quali musicalmente si fissano in un dato testo, ma se mai al visionario e simbolico da cui prendono le mosse. Si dice ancora musicista seriale [...], ma la serie è per lui un valore che anche prescinde dalla conduzione della musica in partitura, per manifestarsi piuttosto nella spaziatura dei suoni. stato evidente in quel Duefte-Zeichen, da Domenica, nella quale tutto era riportato dalla registrazione magnetica, ma Stockhausen aveva rinunciato a mettere in mostra i segni della settimana e a riempire la sala con le sette fragranze che accompagnano i sette giorni e le sette voci dei cantanti, pagina la cui densità cresce col suo evolversi, riempiendosi di suggestioni e di rimandi. chiaro che Stockhausen non è pedissequo nemmeno a se stesso, che anzi si diverte, come si poteva notare nella utilizzazione del suono tastieristico dei sintetizzatori in Sonntags-Abschield, da Domenica, e in Wochenkreis, conservato per quel che è, senza allure, plasticoso, e come è risultato con evidenza a tutti nell’alquanto campestre Der Kinderfaenger. [...]» (Giampiero Cane, ”il manifesto” 9/11/2004). «Uno dei massimi compositori contemporanei, pioniere della musica elettronica [...] Volare è sempre stato il sogno e l’ossessione di Stockhausen. Ha sempre desiderato sconfiggere la forza di gravità sperimentando l’elemento spazio nella musica. Negli anni Cinquanta, quando insegnava negli Stati Uniti, trascorreva la mattina volando e scendeva a terra per le lezioni. ” come se avessi vissuto in aria e avessi visitato ogni giorno la terra”, commentava ai quei tempi. Compose anche il suono degli aeroplani. Tentò anche di collocare strumentisti su sedie volanti da far dondolare con delle funi attraverso la sala. Il compositore sostiene che tutto quello che crea ”dovrebbe avere una connessione con l’ordine cosmico e con la conformità universale alle leggi naturali”» (Laura Dubini, ”Corriere della Sera” 18/8/2003). «Uno dei padri della musica d’avanguardia europea. Al suo attivo, un catalogo di 300 pezzi pubblicati, che hanno sempre anticipato le linee di tendenza della musica nuova (dallo strutturalismo all’elettronica, dalla musica aleatoria a quella spazializzata), e una discografia che supera le cento unità» (Enrico Girardi, ”Corriere della Sera” 13/5/2003). «Compositore assolutista e mistico, così tedesco nella sua ansia d’infinito, voglioso di comunicare con le stelle (’ascolto le sfere celesti, esploro il mondo degli atomi”), vive nel culto dell’estremo. Può realizzare (lo ha fatto) sogni folli, come un concerto per elicotteri: ”L’esecuzione ad Amsterdam ne prevedeva quattro in volo, ciascuno con un musicista del Quartetto Arditti dotato di telecamera e microfoni, collegati con me che coordinavo da terra il tessuto di segnali”. Può rilasciare (lo ha fatto) dichiarazioni tanto provocatorie da far cancellare per un periodo i suoi concerti in Germania, come quando definì ”un capolavoro” l’attentato alle Torri Gemelle: ”Volevo solo dire che Lucifero è tra noi, come provano i fatti dell’11 settembre, che non ho mai visto perché non ho la televisione, ma che considero un capolavoro luciferino nel senso di massima furia criminale e distruttiva”. Può costruire (lo fa dal ”77) un ciclo monumentale intitolato Licht (’Luce”), scandito in sette opere, una per ogni giorno della settimana come la Genesi, visto che il suono, nella dimensione rituale di Stockhausen, ”ha un rapporto diretto con Dio, come il moto cosmico e la matematica”. […] Sono all´origine di un numero enorme di sperimentazioni sul suono: il padre della techno music sono io. Non a caso le riviste musicali inglesi e americane mi chiamano ”papà-techno’”» (Leonetta Bentivoglio, ”la Repubblica” 14/5/2003).