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 2003  maggio 13 Martedì calendario

KOKOCINSKI Alessandro

KOKOCINSKI Alessandro Porto Recanati (Macerata) 1948. Pittore, scultore, attore, scenografo ecc. «Nato da padre polacco e madre russa in un campo di rifugiati sull’Adriatico, trascorre l’infanzia in Brasile e da giovane lavora per il circo e per il teatro a Buenos Aires, donde, all’epoca del regime militare, fugge per approdare a Roma (il padre era finito in un lager staliniano in Siberia e la madre sbarcava il lunario facendo ritratti). Vicende disastrose, alle quali si è sottratto grazie all’attività artistica. Oltre che pittore e scultore, è anche attore, teatrante, scenografo, come dimostrano, oltre che il carattere del suo lavoro, le immagini che offre di sé, di uomo sicuro, fiero, combattivo, simpatico narciso redivivo, per così dire. Ha infatti fans alla stregua di un divo (recentemente si era esibito alla Ca’ d’Oro con la bella figlia Maya, anche lei pittrice, ma dalla vena più ilare). Come pittore e scultore, egli inscena l’orrore: l’orrore della violenza e della morte. […] Sono molti gli artisti moderni che rappresentano l’orrore: Music, Bacon, Lucian Freud, tanto per fare dei nomi. Per uno nutrito di cultura ispanica come Kokocinski, si potrebbe risalire a Goya, al Goya dei Disastri della guerra e delle Fucilazioni del 3 maggio 1808. Ma l’orrore non va semplicemente “espresso”, bensì anche restituito con rigore stilistico, ossia tramutato in qualcosa che vada oltre l’“espressività" materica o fisica. […] Claudio Strinati dice che se la forma di Kokocinski è angosciata, “il suo temperamento complessivo è scettico ed elegante, per cui egli si aggira signorilmente in un universo di macerie e detriti senza il preordinato intento di fare ordine, ma sempre volto all’azione e all’opera piuttosto che all’autocompiacimento”. Ma è qui il punto. Compiaciuto o meno che sia, l’artista che raffigura l’orrore deve tendere a fare ordine: un ordine semantico, stilistico, come hanno fatto Goya, Bacon, come fanno Music, Lucian Freud. Kokocinski dice che i suoi ricordi sono ancorati nel profondo dell’inconscio, ma Jacques Lacan sosteneva che l’inconscio lungi dall’essere un caos, è strutturato come un linguaggio, un ordine semantico» (Costanzo Costantini, “Il Messaggero” 11/5/2003).