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 2003  maggio 13 Martedì calendario

Garroni Emilio

• Roma 14 dicembre 1925, Roma 6 agosto 2005. Filosofo. Dal 1951 assistente volontario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, nel 1964 ottenne la libera docenza in Estetica, divenendo poi ordinario nel 1973. Negli Anni Cinquanta e Sessanta, Garroni si occupò di storia e critica d’arte quindi di semiotica generale e, in particolare, dei cosiddetti linguaggi non-verbali. Il suo campo di ricerca principale però è sempre stata l’estetica e la filosofia in genere, con particolare riguardo, negli ultimi anni alla Critica del Giudizio di Kant. Garroni, oltre all’impegno accademico, non disdegnava l’intervento diretto sui mass media. Fu a lungo collaboratore della testata ”Paese Sera” e dei programmi Rai (in particolare L’Approdo). Tra i molti testi di cui è autore, Semiotica ed Estetica, Progetto di Semiotica (Laterza, 1972 e 1974), Ricognizione della semiotica (Officina, 1977) Senso e paradosso (Laterza, 1986), Estetica. Uno sguardo- attraverso (Garzanti, 1994). Da Laterza era appena uscita la sua ultima opera Immagine, Linguaggio, Figura. «Una vita interamente dedicata agli studi e alla riflessione, oltre che agli affetti più intimi, agli alunni e alle rare amicizie preziose per chi ne fruiva. Questa è stata per Emilio Garroni il risultato di una scelta costruita e difesa attraverso i decenni. Ci fu un tempo in cui la televisione italiana seppe essere colta e intelligente. [...] Emilio Garroni visse dall’interno quella stagione come brillante intervistatore e autore di trasmissioni su soggetti artistici. Il giovane e brillante uomo di televisione era anche critico artistico militante, autore di presentazioni e cataloghi d’arte, amico di Cesare Brandi e dei pittori più importanti degli anni Cinquanta, e autore anche di raffinati racconti. Tutta questa esperienza avrebbe potuto portare Garroni su altre strade, servì alla sua mente di filosofo e pensatore come materia prima su cui esercitare la sua riflessione teorica. La crisi semantica delle arti fu il primo più sistematico frutto di questo lavorio. Garroni fino ad allora si era tenuto ai margini della vita accademica, il lavoro gli valse un incarico di Estetica all’università ”La Sapienza” nello straordinario Istituto di Filosofia di Nardi, Antoni, Calogero e Spirito. Da allora Garroni lasciò che il suo cursus accademico si svolgesse quasi per suo conto, fu aggregato e poi ordinario alla Sapienza e si dedicò interamente all’insegnamento e allo studio, a parte qualche rara diversione letteraria come Dissonanzenquartett. Non è facile dare conto rapidamente dei suoi molti contributi: di semiotica o, meglio, di critica della semiotica, in un colloquio serrato con Eco, Prieto e altri studiosi contemporanei; di linguistica teorica e filosofia del linguaggio, con attenzione critica agli apporti di Hjelmslev, Chomsky, Wittgenstein, oltre che di Saussure; di interpretazione del pensiero kantiano, segnatamente della Critica della facoltà di giudizio di cui è stato traduttore insieme a uno dei suoi allievi prediletti. Tuttavia recensendo il suo ultimo volume Immagine linguaggio figura (Laterza, 2005), in cui col tono e i modi di una conversazione tra amici che si intendono l’autore ripercorre i punti più delicati del suo cammino filosofico e anche umano, mi è parso di potere proporre che vi sia stato un filo unitario in tutto ciò e che il filo sia la ricerca dei nessi che collegano tra loro i molti valori disparati che si raccolgono intorno alla parola ”senso”: ciò che percepiamo e gli organi con cui percepiamo, la direzione in cui ci muoviamo o vediamo muoversi le cose, il valore che attribuiamo a parole, immagini, opere, segni che incontriamo nel nostro vivere reale, pratico, intellettuale, fantastico e anche onirico. Quest’ultima specificazione non sorprende chi conosce gli approfondimenti critici di temi psicanalitici che Garroni ha svolto anche in collaborazione con Armando Ferrari. un soggetto di riflessione osservare che, come del resto l’ultimo Kant, anche Emilio Garroni, apparentemente così degagé, abbia accentuato fortemente specie nelle ultime conversazioni cui ho accennato l’aspetto propriamente politico della sua ricerca sul senso e di senso. Anche questa è una eredità non facile per i suoi molti scolari e per quanti vorranno ripetere di lui, con antiche parole, ”il miglior uomo tra quanti abbiamo conosciuto”» (Tullio De Mauro, ”la Repubblica” 7/8/2005). «[…] Non dovete immaginarvi un uomo che spara a zero su tutto. Ma piuttosto pensate a un tormentato signore che sembra aver voluto depositare la propria creatività (è anche romanziere) in sottigliezze mentali squisitamente filosofiche. Pensate, insomma, a una specie di cacciatore di paradossi (un suo libro si intitolava Senso e paradosso), a uno cioè che non arretra di fronte alle difficoltà concettuali che egli stesso ha contribuito a creare. Pensate infine a un professore molto amato (al punto che un suo allievo ha perfino aperto un ristorante a Roma chiamandolo Uno e bino, che è il titolo di un libretto che Garroni dedicò parecchi anni fa a Pinocchio), e molto stimato, che per quarant’anni ha insegnato Estetica trovando questa disciplina assai fragile e discutibile. Allora, credo, si avrà un’idea di che cosa sia questo personaggio che ha passato la vita a leggere testi e a interpretare, con eguale tensione mentale, un saggio di filosofia o un’opera letteraria. […] All’università c’erano due cose da cui non si separava mai: le Gitane-fumate con enorme voluttà e in quantità industriale, e Kant. Le Gitane sono ormai un ricordo e Kant? […] ”Una delle mie tesi è che l’estetica non è una filosofia speciale, perché non esistono filosofie speciali […] Non credo nella filosofia estetica, o magari nella filosofia etica, o nella filosofia politica. Credo però che queste singole discipline non siano pensabili al di fuori della filosofia, cioè al di fuori di una riflessione sull’esperienza. Ecco perché Kant mi ha sempre interessato» (Antonio Gnoli, ”la Repubblica” 11/5/2003).