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 2003  maggio 12 Lunedì calendario

Scalori Helietta, di anni 22, vicentina di Asigliano, figlia di un medico, allegra ma chiusa, bruna, sguardo dolce, magra ai limiti dell’anoressia, studentessa d’arte, frequentava una scuola di disegno vicino a piazza Diaz, Milano

Scalori Helietta, di anni 22, vicentina di Asigliano, figlia di un medico, allegra ma chiusa, bruna, sguardo dolce, magra ai limiti dell’anoressia, studentessa d’arte, frequentava una scuola di disegno vicino a piazza Diaz, Milano. Tre mesi fa, a Los Angeles, s’era sposata con un ragazzo conosciuto su Internet un anno prima: Calderini Andrea, di anni 31, robusto, biondo e riccio, rampollo di un alto dirigente assicurativo, studente abbondantemente fuori corso, un finto biglietto da visita che lo diceva dottore e «specialista in sicurezza informatica, crittografia e antivirus». Vinta una causa per risarcimento, costui faceva una bella vita di abiti sartoriali, spostamenti a scelta con la Ferrari, la Porsche, la Ducati, la Smart, arricchiva la sua collezione di coltelli e pistole, nutriva il barboncino nero, curava rose e gerani del terrazzo dove aveva piazzato una bandiera degli Stati Uniti. Insieme con la novella sposa, viveva al terzo piano più mansarda, in via Filippo Carcano, zona Fiera, Milano. Si era dovuto trasferire lì perché, a casa dei suoi, aveva litigato con tutto il vicinato. Ma anche nella nuova abitazione aveva avuto modo di farsi notare: dopo aver scritto sul citofono, al posto del cognome, il ”666” simbolo della Bestia, lanciò la bicicletta del vicino dalla finestra, si tagliò i palmi delle mani per imbrattare di sangue le scale condominiali, prese l’abitudine a martellare i muri di casa alle 5 di mattina perché infastidito dal gorgoglìo dell’acqua dei termosifoni. Intorno alle 15 di lunedì scorso tornò a casa e si mise a sparare contro la Scalori: dopo undici proiettili, lei riversa in bagno, scese al primo piano e suonò alla vicina, Vinassa de Regny Stefania, di anni 61, coniugata Guaraldi, figlia di un senatore del Regno d’Italia, moglie di un docente universitario, tre figli. Lei gli aprì sorridendo, lui le scaricò addosso gli ultimi quattro colpi del suo secondo caricatore. Poi risalì, chiuse la grata di metallo e la porta blindata su cui era graffiata una svastica e si affacciò alla finestra. Sparò a caso, contro muri, finestre, passanti. Ferì alla coscia, alle costole e alla nuca Toso Piero, di anni 70, pensionato, teste contro di lui in un processo per lesioni; alla schiena e al braccio Zaniboni Daniela, di anni 41, fino a un momento prima sfrecciante a bordo del suo scooter; a una gamba Litta Modignani Giovanni Maurizio, di anni 53, avvocato civilista, lettore del ”Foglio” rosa, che in bicicletta, al telefono con la moglie, si recava in studio dopo esser stato dal medico. Poi si ritirò. Rovesciò il letto, ci si sedette sopra, sparò al barboncino, si ficcò un proiettile in bocca. I Nocs, provenienti da Roma, entrarono in casa nove ore dopo, a mezzanotte e mezza di martedì.