10 maggio 2003
VOLANDRI Filippo
VOLANDRI Filippo. Nato a Livorno il 5 settembre 1981. Tennista. Ha cominciato a giocare a tennis a 7 anni, al Tennis club Livorno, e ha proseguito fino a sedici. Quindi il trasferimento a Cesenatico, al Centro federale, e poi a Riano Romano. Dopo l’incontro con Fabrizio Fanucci ha lasciato i centri della Federtennis per allenarsi privatamente. Dopo l’esplosione nel 2000 (vinse in Coppa Davis su Ivanisevic) è diventato la grande speranza italiana, insieme a Federico Luzzi. Ma i due anni successivi sono stati bui, senza alcun acuto. Nel 2003 ha raggiunto i quarti di finale a Montecarlo e Roma. "Si potesse battere dal basso, come facevano i nostri bisnonni sotto la Regina Vittoria, Filippo Volandri sarebbe tra i primi dieci tennisti del mondo. I suoi colpi di rimbalzo sono notevoli, e ancor più lo diventano quando il nostro eroe ha il tempo per preparare un gesto non meno ampio che elegante. La sua vicenda tennistica si complica non appena entrano in gioco due altri aspetti, non meno importanti: la battuta e la ribattuta. [...] Non sono qui in grado di approfondire una dettagliata analisi biomeccanica, e mi limito a dire che la fase di scaricamento sulla palla è viziata da una postura che conduce il peso verso destra, con un calcio esterno simile a quello detto american kick. Volandri non batte però all´americana, con un lancio di palla alla sinistra del capo. Il suo lancio è spesso centrale, o lievemente obliquo. L´automatismo creato da una lunga - e negativa - abitudine, fa sì che il servizio divenga effetto quasi esclusivo del braccio. Non meno preoccupato di me per la patria tennistica, il collega della Nazione Ubaldo Scanagatta si è affrettato, sin dallo scorso anno, a caldeggiare al tennista e al suo allenatore Fabrizio Fanucci un contatto con il Dottor Peter Fischer, il mentore di Sampras: grande esperto di biomeccanica. Questo suggerimento è andato disatteso, così come un´offerta della Federazione che, per bocca di Roberto Lombardi, aveva messo a disposizione un´apparecchiatura per un´analisi tridimensionale. Detto ciò, va anche aggiunto che Volandri e il suo coach si sono premurati di visionare un bel numero di cassette di grandi battitori, e nel corso degli allenamenti invernali a Montecarlo hanno dedicato molte ore al servizio malato. Gli interventi - a giudizio dello scriba - non sono stati sufficienti" (Gianni Clerici, ”la Repubblica” 21/1/2004). "’E’ giovane, intelligente, sereno, educato, il bravo ragazzo che tutti vorrebbero come figlio, un giocatore forte con una bella immagine”. Per una volta un presidente federale, nel caso quello della Fit, Angelo Binaghi, dice qualcosa da sottoscrivere in pieno. [...] Il suo comportamento in campo? Esemplare: ”Un po’ mi viene dall’educazione di famiglia. Un po’ dalla mia indole: non mi piace fare scenate davanti alla gente che viene a vedere un certo tipo di spettacolo. Se c’è da tirar fuori la grinta non mi tiro indietro, e se serve per ritrovare la concentrazione magari anch’io butto la racchetta in terra e la riprendo al volo. McEnroe non distraeva forse i suoi avversari?”. Il suo comportamento fuori campo? Invidiabile: ”Dovessi inventare uno spot pubblicitario per gli aspiranti tennisti, direi ”Crederci, crederci, crederci”. Io pensavo di essere vicino alla meta perché avevo vinto un Challenger e invece sono andato via di classifica e di fiducia. Però, anche se i risultati non sono arrivati subito, alla fine la massima è sempre quella: ’Il lavoro paga’”. Non è, e non diventerà, un fuoriclasse, non ha il tocco di Pietrangeli e Panatta, non è il messia atteso da vent’anni e passa, ma è un buon giocatore che vale i primi 30 del mondo e ha margini di miglioramento talmente alti e attitudine al lavoro talmente positiva che può puntare ai primi 20 posti. E’ arrivato sin qui con belle accelerazioni da fondo, un po’ di discese a rete e appena mezzo servizio, che nel tennis dei supermen è davvero un’eccezione [...] Alzi la mano chi avrebbe scommesso su di lui dopo la batosta di coppa Davis contro Arazi. Giusto il compagno in azzurro, Sanguinetti, aveva predetto: ”La nazionale è così: o ti lancia o ti distrugge. Vediamo come reagisce Filippo”" (Vincenzo Martucci, ”La Gazzetta dello Sport” 9/5/2003).