Guido Olimpio, ཿCorriere della Sera 24/4/2003, 24 aprile 2003
Su Abu Mazen è difficile trovare un giudizio unanime. Guido Olimpio: «è un pragmatico, dice chi vuol fargli un complimento
Su Abu Mazen è difficile trovare un giudizio unanime. Guido Olimpio: «è un pragmatico, dice chi vuol fargli un complimento. Certo, è un pragmatico perdente, ribattono i critici. è un negazionista dell’Olocausto, incalzano i falchi israeliani. Non è neppure musulmano, appartiene alla setta Bahai, suggerisce un ex capo del Mossad. [...] Mahmmoud Abbas, questo il suo vero nome, nasce 68 anni fa nel villaggio di Harat Al Joura, sobborgo di Safed, oggi cittadina israeliana simbolo del misticismo e della cabala. Il padre manteneva la famiglia con un gregge di pecore e grazie alla vendita dei prodotti agricoli aveva rapporti con gli ebrei. Le relazioni tra le comunità non erano sempre facili. Un vicino, Aryeh Bandareli, ricorda che ”solo la presenza dei soldati inglesi e del formaggio” impediva scontri pesanti. Ma c’erano comunque scaramucce alle quali Mahmmoud non partecipava ”perché era troppo piccolo”. La vita di tutti cambia nella notte tra il 7 e l’8 maggio 1948, durante la prima guerra tra israeliani e arabi. Le forze ebraiche attaccano il villaggio di Abu Mazen usando un ”Davidka”, un mortaio rudimentale. Non fa danni, però provoca un rumore terrificante. Quanto basta per spingere gli arabi di Harat a scappare».