7 maggio 2003
Toscano Michele, di anni 45, ginecologo dell’ospedale di Acireale (Catania), sposato, due figli. Ex Dc, un breve periodo come consigliere comunale, da un anno sindaco di Aci Castello per la Casa delle Libertà
Toscano Michele, di anni 45, ginecologo dell’ospedale di Acireale (Catania), sposato, due figli. Ex Dc, un breve periodo come consigliere comunale, da un anno sindaco di Aci Castello per la Casa delle Libertà. Venerdì mattina non ricevette nel suo ufficio un precario che più volte gli aveva chiesto di diventare suo autista (cosa impossibile perché l’autista c’era già). Si trattava di Leotta Giuseppe, di anni 32, detto ”Pippo il pazzo”, ex custode di una struttura comunale per bambini, esperto di tiro a segno, in Municipio per una riunione di lavoratori socialmente utili che sembrava non dover cominciare mai. Dopo mezz’ora costui, forse irritato per ritardi e rifiuti, tornò a casa, scelse un paio di pistole dalla sua maniacale ma regolamentare collezione d’armi, e tornò in comune. Prima di entrare centrò con un solo proiettile la sagoma di Castorina Giuseppe, di anni 66, pensionato, intento a prender sole su una panchina della piazza antistante l’edificio. Ticchettava i piedi su per le scale del Municipio quando incontrò un altro precario, Li Volsi Salvatore, di anni 37, dirigente delle squadre giovanili del Catania, sposato, due figli. Uccise pure lui. Piombò poi nell’ufficio del sindaco e gli sparò. Cinque minuti di cammino, poi entrò nell’ufficio municipale del Commercio e fece fuori due impiegate, Mammino Rita, di anni 43, e Cappadonna Maria, di anni 34, ciascuna un fratello poliziotto nella scientifica. Ferito a un braccio fu Gulino Antonino, di anni 63, dirigente della cooperativa per cui talvolta lavorava il Leotta, passeggiante sul lungomare. Mentre si dispiegava la ricerca dell’assassino, case, chiese e scuole sbarrate (pure nella vicina Aci Trezza), il Leotta riuscì ad arrivare fino a San Giovanni La Punta e qui a fermare l’automobilista Caponnetto Annibale, di anni 53. Da lui si fece portare fino a Vittoria (Ragusa). Alle 16 e 45 entrò nella santuario di Santa Maria della Salute, si fece il segno della croce e si sparò un proiettile in testa.