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 2003  maggio 06 Martedì calendario

Mitzna Amram

• . Nato nel kibbutz Dovrat (Israele) il 2 febbraio 1945. Politico. Leader del partito laburista, fu sconfitto da Ariel Sharon nelle politiche del gennaio 2003; nel maggio dello stesso anni si dimise polemicamente dalla guida del partito. «E’ un ex generale. In guerra ha dimostrato intelligenza e coraggio: è stato ferito tre volte e ha ricevuto le massime decorazioni. Quando comandava le truppe in Cisgiordania, durante la prima rivolta palestinese (l’Intifada 1987-1993) è stato un duro: fu criticato dai coloni israeliani, che gli rimproveravano lo scarso zelo nel difenderli dai palestinesi; ma al contempo fu accusato dai pacifisti, perché i suoi soldati armati di bastoni spezzavano dita e braccia ai lanciatori di pietre palestinesi. Una punizione approvata da un altro ex generale, Yitzhak Rabin, allora ministro della Sicurezza e poi primo ministro (e protagonista, con Arafat, del reciproco riconoscimento, israelo-palestinese, che accese un’effimera speranza di pace). Mitzna si è più tardi spiegato: ”Era una guerra. Ero responsabile della legge e dell’ordine, e ho usato le misure e l’autorità a mia disposizione”. Non ha aggiunto altro. E’ uomo di scarse parole. Ma in quelle poche pronunciate era sottinteso che un esercito è condannato a certi comportamenti se occupa un paese abitato da una popolazione ostile. I militari subiscono le decisioni politiche. Lui fece il suo dovere, che era quello di reprimere una rivolta, ma non esitò ad esprimere le sue perplessità. Fu disciplinato ma non complice silenzioso. Con questi precedenti Amram Mitzna, (venticinque anni vissuti come ufficiale di Tsahal, l’esercito, e nove come sindaco di Haifa, terza città di Israele), riempie molte delle condizioni indispensabili per essere, nel futuro, un leader laburista di tutto rispetto: vale a dire il capo della sinistra adesso orfana, senza una guida in grado di far fronte al super falco [...] Ha la fermezza del soldato. In questo assomiglia a Yitzhak Rabin. (Con il quale, secondo alcuni mistici cultori della memoria del primo ministro assassinato, riuscirebbe addirittura a comunicare, come se avesse un legame con l’aldilà). [...] Vive, con la moglie Aliza, in un piccolo appartamento, dove gli capita di ricevere gli ospiti in cucina. Ha l’austerità che un tempo distingueva gli israeliani dei kibbutz, dove lui è nato. Passa dodici ore al giorno nel municipio di Haifa. Il mandato di sindaco gli viene puntualmente rinnovato. Riceve voti da sinistra e da destra. E’ amato dagli elettori come un tempo dai soldati. Ha uno sguardo triste e la faccia incorniciata da una barba che tende al grigio. Si vede che è abituato a comandare e a farsi ubbidire. Ha un linguaggio diretto, semplice, senza ironia e senza retorica. Le emozioni le tiene per sé. [...] Non è un personaggio carismatico, in grado di trascinare le folle. E’ un askenazita, un ebreo originario dell´Europa del Nord, e come tale suscita la diffidenza delle masse sefardite, vale a dire degli ebrei orientali. I quali, a livello popolare, detestano gli israeliani, tipicamente askenaziti, formatisi nei kibbutz (oggi in via d’estinzione). Per il proletariato sefardita, che vota a destra, Mitzna è l’esponente di un’elite che li ha a lungo disprezzati. Un’elite, a volte anche economica, che vota a sinistra. In quanto ai russi, ebrei o non ebrei, arrivati di recente, per riflesso antisovietico, sono allergici alla sinistra. Nessuno contesta tuttavia che Mitzna sia un uomo di carattere. Vent’anni fa, mentre era impegnato nella guerra del Libano, ebbe il suo primo scontro con Ariel Sharon (pure lui askenazita, ma amato dai sefarditi, a livello popolare). Lui, Mitzna, era un giovane generale, non aveva ancora quarant’anni. Sharon era ministro della Difesa e il condottiero di quella avventurosa impresa. Quando i falangisti cristiani libanesi massacrarono dei civili palestinesi a Sabra e Chatila, un campo sotto la sorveglianza israeliana, Mitzna scrisse al capo di Stato Maggiore una lettera in cui diceva di avere ”perduto la fiducia” nel ministro della Difesa. Più tardi spiegò che aveva agito in quel modo, insolito per un militare, perché si trattava di difendere i principi di un paese democratico. Quando ci si rende conto che sul piano morale sono stati superati certi limiti, bisogna assumersi la responsabilità di denunciarlo. A conclusione di un’inchiesta israeliana sul massacro di Sabra e Chatila, Ariel Sharon non fu giudicato direttamente responsabile, ma fu ritenuto non idoneo a ricoprire la carica di ministro della Difesa, e fu costretto a dare le dimissioni. Vent’anni dopo Mitzna sfida ancora Ariel Sharon. Lo fa senza alzare troppo la voce. Sa che le speranze suscitate dalla sua irruzione nella politica nazionale sono dovute in larga parte al desiderio di rimediare alla drammatica debolezza della sinistra, rimasta senza una guida. L’ex generale, duro ma giusto, pensa che gli ultimi due anni abbiano cambiato entrambe le parti. Quella israeliana come quella palestinese. Tutti sono coscienti che il terrorismo e la forza militare conducono al nulla. Gli israeliani hanno perduto i frutti di dieci anni di sviluppo; i palestinesi sono nella miseria. Lui spera che dischiudendo l’orizzonte politico si possa riprendere il dialogo. Il suo programma è vago e vasto. Ma per chi non crede soltanto nella forza militare non c’è al momento di meglio» (Bernardo Valli, ”la Repubblica” 17/9/2002). «Troppe pugnalate alle spalle in un partito ingovernabile. [...] Ha lasciato a sorpresa dopo appena sei mesi la guida del movimento. [...] Schierato in favore del dialogo con i palestinesi, era uscito pesantemente sconfitto dalle elezioni. Il partito non lo ha mai amato e lui non è riuscito a farsi amare. Senza carisma, non è stato capace di impedire il tracollo del partito, sceso a un minimo storico. ”I colleghi di partito hanno combattuto me invece di combattere per la pace. Hanno detto che dovevo essere un manipolatore se volevo sopravvivere”» (Guido Olimpio, ”Corriere della Sera” 5/5/2003).