Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  maggio 05 Lunedì calendario

SCARPA

SCARPA Tiziano Venezia 16 maggio 1963. Scrittore. Nel 2009 ha vinto il premio Strega con il romanzo Stabat Mater (Einaudi). Altri libri: Occhi sulla Graticola (1996), Amore (1998), Cos’è questo fracasso (2000), Cosa voglio da te (2003) • «Tiziano Scarpa è forse lo scrittore italiano più imprevedibile: lo aspetti in un punto e appare in un altro, credi di aver capito qual è il suo mondo e lui cancella tutto e ricomincia. A lungo lo abbiamo pensato come critico cantore della modernità e lo abbiamo ritrovato a poetare in una lingua strepitosamente antica e buzzurra nei Groppi d’amore nella scuraglia , lo abbiamo seguito come militante di un erotismo senza tetto né legge in Kamikaze d’Occidente e in Stabat Mater lo ritroviamo a cesellare i moti interiori di una vergine del Settecento, la trovatella Cecilia destinata a trascorrere la sua vita suonando il violino nell’Ospedale della Pietà di Venezia e sognando di ritrovare la madre perduta per sempre. [...]» (’la Repubblica” 1/11/2008) • «[...] Dice di odiare, da ribelle, la letteratura dei letterati e dei critici, che secondo lui e secondo Carla Benedetti mettono i libri in un recinto impedendo loro di invadere il mondo e di cambiarlo. (Come se fossero i critici a governare i media di massa. Come se i critici fossero tutti uguali). Ma Scarpa odia anche di più il mondo sociale che vive fuori del recinto estetico, perché l’estetica in realtà non sta chiusa in un recinto, ha invaso e cambiato il mondo, danneggiando la letteratura. L’estetica in realtà è soprattutto fuori del recinto, è dovunque: nei supermercati, nella pubblicità, nello sport, nel giornalismo sportivo, in quello politico, negli show televisivi. Uno dei modelli giovanili di Tiziano Scarpa, prima che scoprisse Antonio Moresco, mi pare che sia stato Aldo Busi. Erano gli anni in cui Busi, Vittorio Sgarbi e Giuliano Ferrara ipnotizzavano i telespettatori cambiando la comunicazione e l’estetica televisiva e sfondando il teleschermo con le loro esibizioni inusitate. Busi (cosa insolita) era nello stesso tempo un romanziere e un esibizionista (di solito invece esibizionisti sono i poeti, i narratori sono voyeur) [...] quando Scarpa aveva vent’anni, gli intellettuali si trasformavano in personaggi, star mediatiche, interpreti teatrali di se stessi. Gli autori, per essere letti e avere più audience, dovevano anzitutto farsi conoscere come icone pubbliche. Gli scrittori giovani, in attesa di entrare in scena, furono molto impressionati da questa nuova estetica gestuale della comunicazione. La nostra tv si teatralizzava: cabaret, avanspettacolo, talk show, reality show, comicità, comicità e ancora comicità. I comici si avviavano a diventare (da Roberto Benigni a Beppe Grillo) i veri intellettuali carismatici. Lo stesso Nanni Moretti era e resta famoso più per le sue battute, le sue gag aforistiche, che per i suoi film: più personaggio, insomma, che vero regista. Solo alcuni filosofi, dotati di magnifiche barbe greche, riuscivano a fare altrettanto (ma il loro punto di forza era un altro: non farsi mai capire pur scandendo benissimo le parole). Ora mi sembra che Tiziano Scarpa, scrittore e performer, sia nato da questi precedenti. Io ho anche l’impressione che abbia imparato qualcosa dagli scritti di Piergiorgio Bellocchio raccolti in ”Dalla parte del torto”. Ma Scarpa non se ne è accorto, o lo nasconde. Comunque sia, trovo che la sua letteratura e la sua ideologia esprimano, nei confronti della presente società dello spettacolo, sia furore critico che mimetismo a oltranza. Scarpa vuole opporsi e negare. Ma vuole anche, a tutti costi, vincere. [...] Scarpa (come del resto, diversamente, altri scrittori) sente e dice che il potere pubblico della parola letteraria si è di per sé pericolosamente indebolito. Perciò ha bisogno di ”actio” retorica, di action teatrale. La letteratura si sposta verso la dimensione delle arti performative, come la musica, la commedia, il ballo, l’acrobazia, il contorsionismo, il mimo. Scarpa accusa e detesta tutti coloro che hanno strappato potere comunicativo alla letteratura. Ma non per questo si rassegna. Anzi, li imita, gareggia con loro. Nella paura di diventare un perdente, si impegna in una gara le cui regole sono sempre decise dal nemico che lui vorrebbe battere. Scarpa è l’opposto, forse è l’antidoto di Baricco: ma nel suo odio per lui lo imita a rovescio. Come l’altro è pastorizzato, setoso e mellifluo, così lui vuole essere indigesto, sgradevole, dissonante, osceno. Scarpa è straordinariamente attento, seriamente angosciato, colto e assolutamente informato di tutto. [...]» (Alfonso Berardinelli, ”Il Foglio” 10/8/2006) • «Lavoro con il computer portatile sul tavolo da cucina. Oppure uso i tavoli dove scrivo per mangiare e scambiare affettuosità […] Alterno settimane passate con la barba lunga, mangiando cibo preso direttamente dal frigo, a periodi in cui devo sfruttare le serate e i ritagli di tempo […] Vado a tappe. Faccio le prime stesure al computer. Poi stampo e correggo a penna. Nella fase finale apro sullo schermo due finestre: a sinistra, tengo il testo già corretto e ricorretto; a destra, lo ribatto da cima a fondo […] Mi capita di leggere qualche pagina ad alta voce, soprattutto quando si tratta di racconti in prima persona […] Posso scrivere dappertutto e metto ordine solo se è indispensabile» (Mariarosa Mancuso, ”Corriere della Sera” 3/5/2003).