Varie, 5 maggio 2003
CAIRATI
CAIRATI Bice Milano 13 luglio 1938. Scrittrice • «Bella signora milanese che, insieme al marito suo tenace collaboratore, Nullo Cantaroni, si nasconde sotto il nom de plume di Sveva Casati Modignani […] La critica il più delle volte la ignora. E quando se ne occupa capita che lo faccia per ”stroncarla”. Senza pensare che insieme a lei ”stronca” i suoi lettori – o più verosimilmente le sue lettrici – che hanno acquistato […] milioni di copie dei suoi libri. […] Un po’ come Patricia Cornwell, è un fenomeno. E si dovrebbe almeno tentare di spiegarlo. I suoi romanzi hanno sempre donne per protagoniste, o meglio per eroine: spesso con alle spalle un’infanzia dolorosa, tipo una madre alcolizzata da andare a raccogliere all’osteria, o un patrigno stupratore che le mette incinte, o una miseria tale che la spingerà a sposare uno qualsiasi, naturalmente sbagliatissimo, e altre infinite tragedie. Ma l’eroina principale riscatterà tutte le miserie e i peccati e i lutti e le umiliazioni subite dalle altre. Ogni capitolo è la storia di una di queste sventurate creature. […] L’autrice oltretutto queste storie di sogno le racconta con un suo ineguagliabile linguaggio di sogno. Ecco, per esempio, un atto sessuale: ”Il grembo di Agostina accolse quell’uomo gentile e affidabile e fu come se migliaia di fuochi d’artificio, pieni di luci e colori, esplodessero intorno a lei”. Quale lettrice può sognare di meglio? E la politica: ”’Donna, pensa a fare il tuo dovere di moglie. La politica lasciala a noi’, disse Armando, in un sussurro, accarezzandole un seno”. Quale uomo può amar così? E ancora: ”Irene amava consumare in solitudine la prima colazione, a condizione che i lini fossero bianchissimi, le stoviglie d’argento e i piatti di finissima porcellana”. Ecco a che punto può arrivare una che a diciott’anni, ha trovato la forza di scappare dalla più nebbiosa campagna lombarda per venirsene in città a cercar fortuna. Perché ogni sogno, anche il più azzardato, in queste pagine prima o poi si realizza. Ed è questo, forse, il segreto del successo» (Giulia Borgese, ”Corriere della Sera” 4/5/2003). «[...] non ha niente della svenevole femmina in cerca d’avventura, ha il piglio della femminista arrabbiata assai, con le idee forti tradotte in lirica dalla sua Sveva. ”Alle lettrici cerco di trasmettere più fiducia in loro stesse. Non siamo veline o letterine, abbiamo una testa che marcia e un corpo che non deve essere solo esibito. Non andiamo mostrate come un bell’oggetto quando siamo giovani e chiuse in cucina se siamo poverette. Guai a subire l’aggressività del maschio spaventato dalle nostre risorse incredibili nelle quali però la donna poco confida. Ci stupiamo dell’Islam, invece lo abbiamo in casa, in certi paesini sperduti dove moglie e figlie vengono picchiate e ridotte come schiave. Il mio sogno è vedere un mondo capace di riposare in maniera uguale tra le mani di uomini e donne”. Trasuda bella tempra combattiva Sveva, offerta ai lettori omeopaticamente, con levità. [...] ”Immagino una donna capace di gestire la famiglia e un lavoro grande, importante. Una super-manager che tiene insieme marito e figli e porta avanti il tutto allegramente. Perché vede, io ho cominciato avendo un sogno. Mi sono detta un giorno: ”Quanto vorrei leggere un libro che mi piacesse!’. Allora me lo sono scritto”. Detto fatto ma c’era anche lui, la parte maschile di Sveva, Nullo Cantaroni, il marito di Bice, sempre pronto a perfezionare il canovaccio imbastito da Bice. ”Dai, leggi” e lei leggeva, poi discutevano, poi andavano avanti. [...] Intrepida, non vede ostacoli contro quanti, critici in testa, per anni hanno fatto in modo di ignorarla. Imperterrita, lei sommava lettori da studiata bestsellerista. Lettrici per lo più, che della critica se ne sono sempre infischiate. Tanto appeal è anche frutto di una miscellanea all’apparenza contraddittoria. Vive a Milano Bice, nella casa che fu della nonna. Va in guerra per abbattere gli stereotipi maschilisti che vogliono la donna relegata in ruoli casalinghi e poi cucina volentieri, adora le torte fatte in casa, i film sentimentali, le canzoni di Sinatra, i fiori del suo giardino e si diletta nel punto croce. Detesta gli elettrodomestici e la pentola a pressione, si fa tiranneggiare dal bassotto più che dai figli. [...] ”Prima di tutto ho aiutato me stessa a sognare. Come voleva Borges, i libri non sono fatti di parole ma di sogni. Con me la gente trova anche le storie e un motivo per ragionare sulla società, sul mondo, sugli uomini”» (’La Stampa” 6/5/2005).