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 2003  aprile 30 Mercoledì calendario

STORTI

STORTI Bebo (Alberto Storti) Milano 24 maggio 1956. Attore comico ma anche drammatico • «Dal 1985, anno di nascita dello storico Comedians di Gabriele Salvatores per il teatro dell’Elfo, la sua carriera si divide tra teatro e tv. In teatro, oltre ad alcuni lavori drammatici, partecipa con Paolo Rossi a Le visioni di Mortimer e L’opera da due lire. In tv è nel cast di Su la testa! Con Paolo Rossi (1992) e Cielito Lindo con Claudio Bisio (1993) [...] conferma la sua popolarità con il passaggio a Mai dire Gol (1995-1996)» (Dizionario dello Spettacolo del ’900, a cura di Felice Cappa e Piero Gelli, Baldini&Castoldi 1998). «[...] macchietta tv con personaggi memorabili come Thomas Prostata e uomo di teatro impegnato quando si mette a raccontare i fatti e i misfatti della Decima Mas o i quasi trecento immigrati cingalesi morti una notte di Natale, su un barcone colato a picco al largo della Sicilia: [...] bluesman, cresciuto alla scuola del Piccolo Teatro, una passione per tutti i tipi di pasta meglio le lasagne, un odio sfrenato per fax, computer, televisione, tutto ciò che è America ”a parte la Coca-Cola” [...] Il successo ha sbattuto sulla sua faccia incipriata nel ’95, quando a Mai dire goal ha iniziato a presentarsi imparruccato nelle vesti del conte Uguccione e poi in quelle di Alfio, il ”negro” bergamasco di provata fede leghista e dello scrittore Thomas Prostata: ”Tutti gli italiani sono trombatori, razzisti e poeti. O almeno così gli piace immaginarsi...”. Ma nel suo curriculum c’è di tutto. Un bel po’ di cinema: Kamikazen, Nirvana, Amnesia, Le quattro porte del deserto. Tanto teatro: Cafè procope, Comedians, Mai morti scritto insieme a Renato Sarti sulla Decima Mas che a Roma nel 2002 venne contestato da alcune decine di giovani di An e poi La nave fantasma sulla tragedia di un gruppo di extracomunitari affogati nel mare e per anni nell’indifferenza. E tantissima televisione, dalla Rai a Mediaset senza soluzione di continuità: Su la testa, Cielito lindo, Zelig, Braccia rubate all’agricoltura. [...]» (Fabio Poletti, ”La Stampa” 21/3/2005).