Varie, 29 aprile 2003
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GIBERNAU Sete Barcellona (Spagna) 15 dicembre 1972. Motociclista. 8 successi nella MotoGp • «[
GIBERNAU Sete Barcellona (Spagna) 15 dicembre 1972. Motociclista. 8 successi nella MotoGp • «[...] Detto ”Hollywood” per i sorrisi da piacione, fino al 2003 rimane famoso solo per quello. Motociclisticamente pare innocuo e infatti Rossi è anche un po’ suo amico. Nel biennio 2003-2004 Hollywood esplode all’improvviso: Honda buona, qualità nascoste che emergono, grandi gare. L’impressione, però, è che il Dottore lo consideri un parvenu: niente a che vedere con Biaggi, al quale ha sempre riconosciuto un certo talento. Sono i duelli con lo spagnolo ad alimentare la leggenda del perfido Vale che manda in pappa il cervello dei rivali giocando al gatto col topo. Il copione è il solito: Rossi sta dietro a Gibernau, lo illude e poi lo stronca un attimo prima che quello morda il gruviera. Tutto finisce nel 2004: Gibernau in Qatar fa un reclamo contro Rossi e Vale è costretto a partire ultimo, è furibondo, cade. L’amicizia finisce. Basta vacanze insieme a Ibiza e, soprattutto, basta vittorie di Sete. Per sempre. La leggenda dice che Rossi nel deserto gli ha lanciato una maledizione. Valentino su questa teo ria ha sempre sorriso. Per lui uno come Hollywood non aveva certo bisogno di un voodoo per tornare là dov’era partito. [...]» (Alessandro Pasini, ”Corriere della Sera” 27/10/2009) • «[...] Bel personaggio dal volto gentile e la lingua (almeno tre parlate in maniera perfetta) fluente, la tentazione di esaltare con gesti plateali. Come quando il 23 settembre del 2001, subito dopo l’attacco alle torri gemelle di New York, festeggiò la rocambolesca vittoria di Valencia, arrivata dopo un furioso inseguimento grazie alle gomme slick su una pista che prima era umida per poi asciugarsi, si inginocchiò infilzando come un torero due bandiere, una catalanae l’altra americana, nella terra della via di fuga, davanti ai tifosi in delirio. Debolezza di un ragazzo che anno dopo anno, con l’applicazione e il coraggio ha invece dimostrato una cosa difficilissima: si può diventare un buon pilota. Lui, discendente di una delle famiglie più in vista di Barcellona, nipote di Francisco - Don Paco - Bultò, fondatore della mitica Bultaco, una pietra miliare nel trial, sport motoristico nazionale in Spagna, e del motocross era probabilmente destinato ad una brillante carriera da manager. Dopo le superiori in una scuola inglese, aveva iniziato l’università, sempre anglosassone, con indirizzo economico. Poi però, dopo un paio d’anni, mollò lì. Il richiamo delle corse era troppo forte. Inevitabile in una famiglia, meglio una tribù, come la sua. Dal nonno materno in giù, infatti, un po’ tutti hanno avuto a che fare con le due ruote. Lo zio Ignacio, buon pilota, due cugini che hanno corso in 250 e Superstock, il fratello più grande Borja rallista, la mamma importatrice per qualche tempo delle Italjet in Spagna, il padre direttore della scuola di short track di KennyRoberts vicino al circuito di Montmelò. […] Come si fa a non finire in sella? ”Da quando me lo ricordo io – dice Cristina, la sorella di qualche anno più giovane, motociclista pure lei, ovviamente – lo vedo sempre in sella ad una moto”. La prima, a 3 anni, arriva direttamente da nonno Paco. Una mini Bultaco da fuoristrada con cui scorrazzava nella Masia San Antonio, la proprietà del nonno a Tarragona insieme agli altri bambini della tribù. C’è una foto di famiglia bellissima, con Sete orgoglioso in sella alla sua motina che fa il segno della vittoria: un occhio e mezza faccia tumefatti, una clavicola rotta. Aveva soltanto 4 anni! A 12 la prima gara, ovviamente nel trial. A 17 l’esordio in pista, nel trofeoGilera. Si corre a Calafat, dove Sete arriva guidando la sua moto (anche se era proibito), con mamma e papàin macchina davanti a fare la strada. Il – 93 è l’anno della svolta. Wayne Rainey dodici mesi prima è rimasto paralizzato in un terribile incidente a Misano e per impostare la sua nuova vita decide di mettere in piedi un team 250 in Spagna, dove viveva durante la stagione delle corse. Sete sale sulla Yamaha a fianco di un certo Kenny Roberts junior. Qui inizia la fase pubblica di Gibernau, quella più critica. I risultati non sono adeguati alle possibilità, eppure ha sempre ottime moto, grandi sponsor (Marlboro, Repsol, Telefonica) che lo spingono e lo sostengono. Sale in sella alla Yamaha 250 ufficiale, alla Honda 500 a 4 e a 2 cilindri, sempre nel team HRC, poi alla Suzuki, nel 2003 ancora alla Honda, 4 tempi, anche se con una moto satellite. La sua bravura, però, sta proprio qui, nel non adagiarsi sulla comoda posizione di raccomandato di ferro. Passo dopo passo, gara dopo gara, il suo rendimento migliora. Già alla fine del 2002 aveva fatto vedere ottime cose. Poi l’arrivo insella alla 4 tempi diventa il terreno ideale per la sua guida sporca, sempre in derapata, che ha esaltato le vittorie di ValentinoRossi. Perché gli vengono in aiuto gli anni passati di traverso facendo short track sulla pista di Roberts a Barcellona o nel ranch del tre volte iridato, nei lunghi inverni trascorsi in California» (Filippo Falsaperla, ”Gazzetta dello Sport” 29/4/2003).