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 2003  aprile 27 Domenica calendario

Wallace Ben

• White Hall (Stati Uniti) il 10 settembre 1974. Giocatore di basket. Dei Detroit Pistons, squadra con cui ha vinto nel 2004 il titolo Nba. Ha giocato anche con Washington, Orlando, Chicago, Cleveland • «Da panchinaro e rimbalzista eccezionale a winner del dorato torneo professionistico e icona della devozione popolare di questo pezzo polveroso e dimenticato di profondo Sud. [...] decimo di undici figli cresciuti a latte e fatica da una madre sola; in una finisterre rurale che conta 1014 residenti iscritti all’anagrafe e un solo edificio urbano, quello del municipio, con 2 strisce di stop lungo la main street e nemmeno un semaforo. Con l’assenza del padre ha concimato la rabbia e la frustrazione che lo hanno spinto a giganteggiare sui campi di basket senza essere fisicamente un ciclope. "Non ho mai avuto mio padre attorno. L’ho incontrato una sola volta quando ho esordito al college: avrei voluto sbranarlo. Gli ho chiesto perché non si fosse occupato di noi. Mi ha risposto che aveva altre obbligazioni, essendo padre di 20 figli e senza lavoro". I fratelli ne ricordano un’infanzia attraversata di aggressività e voglia di vincere. Wallace fa presto le valigie per seguire gli stage di Charles Oakley, coach dei Knicks, nella contea di Sumter a oltre 100 kilometri da White Hall. Fu Oakley a indirizzarlo alla Virginia Union dove mosse i primi passi senza convincere però gli scouts che lo scartarono per la Nba: ironia della sorte, è diventato l’unico giocatore incluso nella All Stars dei professionisti Nba che non sia stato mai candidato al draft. Tenace, con una ferrea etica del lavoro, il giovane Ben fece allora di nuovo le valigie per sbarcare nel `96 in Calabria a farsi le ossa nel campionato italiano, prima di ricevere la chiamata dei Washington Bullets che l’hanno lanciato. Una tappa a Orlando e poi la consacrazione a Detroit dove riposa su un contratto di 30 milioni di dollari in 6 anni. Quando girò alla madre un assegno di 20.000 dollari affinché comprasse una casa, lei rifiutò: "Troppi zeri, ci deve essere un errore". Nessun errore obiettò Wallace. "Ok, ma riprendilo lo stesso: non ho bisogno di lussi"» (Marco Perisse, "il manifesto" 11/7/2004) • «Kareem Abdul Jabbar, Bill Walton, Hakeem Olajuwon, BenWallace. Se questi quattro nomi li leggeste sulla Settimana Enigmistica, avreste la certezza di trovarvi davanti al più classico dei quiz “Qual è l’intruso?”. Ma gli esperti di basket Nba vi diranno che non è più un’eresia affiancare il nome di Wallace, centro dei Pistons, a quelli dei tre hall of famer (due lo sono già, il nigeriano lo diventerà). Tanto per restare ai numeri, che non mentono mai, i quattro moschettieri sono gli unici nella storia della Nba ad aver guidato nella stessa stagione la Lega nella classifica dei rimbalzi e delle stoppate. A Ben il bis dell’impresa nel 2003 non è riuscito per un soffio. Dopo aver dominato nel 2001-02 (13 rimbalzi e 3.5 stoppate), si è dovuto inchinare alla rimonta di Theo Ratliff di Atlanta (3.23 stoppate contro 3.15), vincendo invece a mani basse nell’altra categoria (15.4 contro i 13.4 di Kevin Garnett, distante secondo), ma solo perché un infortunio al ginocchio sinistro lo ha tolto di mezzo per le ultime cinque partite di regular season. Numeri, dicevamo. Quelli che lo hanno portato a vincere per il secondo anno consecutivo il titolo di miglior difensore della Nba, dominando la classifica finale con 531 punti sui 585 totali (100 su 117 voti), davanti a Ron Artest degli Indiana Pacers (122 punti), anch’egli grandissimo nella fase difensiva ma in maniera più sottile e meno quantificabile rispetto a Big Ben. Non male per un giocatore che non venne neppure scelto dai professionisti, dopo aver disputato due anonime (ma solo perché erano in pochi a vederlo...) stagioni al piccolo college di Cuyahoga, nell’Ohio, scuola di Division II, dove aveva spaventose medie (24 punti, 17 rimbalzi, 7 stoppate a partita), che attirarono l’attenzione di Virginia Union, non esattamente North Carolina, ma che rappresentava comunque un piccolo passo in avanti. Nel suo anno da senior, Ben, il decimo di undici figli, con un ottimo passato anche nel football, baseball e atletica, quando era al liceo, guidò la sua squadra alle Final Four di Division II. Grandi cifre, che però non bastarono per essere notato dalla Nba. Ma la sua vita da disoccupato durò poco, lo spazio di qualchemese. Il 2 ottobre ’96 fu infatti firmato come free agent dai Washington Wizards, con i quali giocò 46 partite (16 in quintetto), ma con un minutaggio minimo (5.8 a gara). La sua crescita fu graduale, ma l’esplosione definitiva arrivò nel 2001-02, quando approdò dagli Orlando Magic (dove era arrivato dalla capitale nel ’99- 2000) ai Detroit Pistons (in cambio di Grant Hill), diventando il nuovo Rodman, di gran lunga il miglior rimbalzista della Lega, pur con notevoli limiti in fase offensiva (il suo massimo in carriera come media stagionale sono i 7.6 punti del 2001-02, con un top di 20 in una singola gara)» (Massimo Oriani, “La Gazzetta dello Sport” 25/4/2003).