Varie, 27 aprile 2003
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MANDELA Winnie (Nonzamo Madizikela) Bizana (Sudafrica) 26 settembre 1936 • «La sua biografia sembra ripetere la storia di tanta classe dirigente, africana ma non solo: la militanza, il sacrificio, la lotta, poi la presa del potere e l’arrivo dei compromessi, della corruzione, della violenza
MANDELA Winnie (Nonzamo Madizikela) Bizana (Sudafrica) 26 settembre 1936 • «La sua biografia sembra ripetere la storia di tanta classe dirigente, africana ma non solo: la militanza, il sacrificio, la lotta, poi la presa del potere e l’arrivo dei compromessi, della corruzione, della violenza. Non è facile capire qual è la vera Winnie: la pasionaria che si batteva per far liberare il suo uomo, o la tesoriera del partito, dalle cui casse spariva quasi un milione di rand? O peggio, la spietata responsabile del ”servizio d’ordine” del Mandela United Footbal Club, protagonista di un sequestro finito con l’omicidio mai del tutto chiarito del giovane Stompie Seipei, sospettato di essere ”una spia del regime”. Per quel delitto fu condannata nel ’91 a 5 anni, diventati in appello solo una multa?» (Giampaolo Cadalanu, ”la Repubblica” 26/4/2003). «Chi è veramente? ”Mamma Africa” magnetica e seducente, la giovane infermiera che sfidava l’apartheid, le prepotenze volgari e le intimidazioni arroganti armata di silenzioso coraggio e rinvigoriva le speranze di un popolo intero? O la menade condannata a cinque anni di prigione per decine di casi di frode e di furto, una miserabile tangentopoli in cui venivano sottratti contributi ai poveri per dirottarli sui conti privati? L’eroina sorridente che l’11 febbraio 1990, mano nella mano con il marito, usciva dalla prigione di Victor-Verster e apriva un nuovo capitolo nella storia? O la strega che ha accumulato condanne con il fisco, con la sua banca per i conti scoperti, con il parlamento per tenace assenteismo, con le autorità locali di Soweto per abusi edilizi e commercio illegale? La regina dei ghetti protagonista di una soap opera adorata dai diseredati? O la donna che, con la ferocia di un boss, ha condannato a morte uno dei suoi giovani pretoriani sospettato di spionaggio per la polizia? E’ la compagna che Mandela ha ripudiato come marito e come politico o quella per cui, all’uscita dal tribunale, migliaia di sostenitori gridavano: ”Winnie, sei l’unica”? Appassionatamente amata e appassionatamente odiata, sempre con il suo sorriso arrogante e i suoi sari colorati, non è una contorta eroina pirandelliana. E’ difficile convivere con un mito e lei ha scelto la strada più contorta e difficile: ricapitolare nella propria biografia le contraddizioni di una rivoluzione rimasta a metà, che ha dovuto per opportunità politica, necessità di evitare il bagno di sangue, condizionamenti internazionali e debolezze interne abrogare il capitolo finale, quello della spartizione delle spoglie del vinto. Nell’estremismo alacre della ex signora Mandela, nei suoi eccessi tumultuosi, si riconoscono tutti coloro che sognavano in Sud Africa senza bianchi, che hanno guardato con sospetto l’impaludamento di una borghesia nera che assomiglia sempre più nei gusti e nelle abitudini alla tribù boera, che sognavano la riforma agraria e l’espropriazione delle ricchezze e si devono accontentare di un pugno di rand come risarcimento. Che hanno rifiutato la furbizia del perdono per legge e detestato la metamorfosi di Nelson Mandela in una icona santificata e innocua. Per costoro il giudice che l’ha condannata ha torto: Winnie resta Robin Hood» (Domenico Quirico, ”La Stampa” 27/4/2003).