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 2003  aprile 27 Domenica calendario

KAK (Ricardo Izecson Santos Leite) Brasilia (Brasile) 15 maggio 1982. Calciatore. Campione del mondo 2002

KAK (Ricardo Izecson Santos Leite) Brasilia (Brasile) 15 maggio 1982. Calciatore. Campione del mondo 2002. Pallone d’oro e Fifa World Player 2007. Dal 2009/2010 al Real Madrid. Lanciato dal San Paolo, dal 2003/2004 al 2008/2009 giocò nel Milan vincendo uno scudetto (2004), una Champions League (2007, da capocannoniere), un Mondiale per club (2007), una supercoppa Europea (2004, 2007) • «Arrivò un po’ tardi e si perse la Supercoppa Europea. Per il resto, Kakà ha fatto tutto presto e bene al Milan: primo gol in serie A nel primo derby giocato, scudetto nel 2004, Champions League da protagonista nel 2007 a Atene (fu il capocan noniere del torneo con dieci gol), mondiale per club, Pallone d’oro, Fifa World Player. Quando è comparso in campo in un’amichevole a Cesena, pochi sapevano chi fosse. Se ne va carico di allori, di affetto e di rimpianti. [...] Kakà arrivò a Milano nell’agosto 2003 grazie a un’accelerata nella trattativa che spiazzò il Real e il Chelsea: la squadra era in tournée in America quando Galliani decise di spedire Leonardo a chiudere l’affare e i rapporti del brasiliano col San Paolo furono fondamentali. Ma i pretendenti sono rimasti ad aspettare. Dall’estate 2006 Kakà viene dato per ceduto al Real: mesi sotto i riflettori, anni di voci e di smentite. [...]» (al.bo., ”La Gazzetta dello Sport” 9/6/2009) • Lo descrivono come «uno Zidane un po’ più offensivo», un sondaggio in Brasile l’ha votato come l’uomo più sexy del pianeta (Riccardo Romani, ”Corriere della Sera” 26/4/2003) • «Due occhi scuri ombreggiati di verde che ti magnetizzano. Ma quando lo incontri per la prima volta, fatichi a scoprire quello sguardo conquistatore. [...] Un giovane beneducato. Modesto e senza tanti grilli per la testa [...] Ricorda quando, da piccolo, visse nelle città di mezzo Brasile al seguito del padre ingegnere che per lavoro girava come una trottola. Poi, quando gli chiedi la sua storia di calciatore, s’infervora. Spalanca gli occhi e, piano piano, si scioglie. Ecco finalmente il giovane atleta che fece impazzire l’intero Paese quando, nella finale del campionato brasiliano del 2001, entrato nel secondo tempo ribaltò con una doppietta l’1-0 subito nei primi 45’ dal San Paolo contro il Botafogo e fece così vincere la sua squadra. E che, con questa impresa, guadagnò il titolo ufficiale di ”rivelazione dell’anno” del campionato brasiliano con conseguente scoppio della ”kakamania”, una sorta di malattia collettiva che nello stato sudamericano continua da allora a contagiare migliaia di persone, appassionate di calcio e non, e che gli fa arrivare 2000 messaggi al mese, tra lettere, telefonate ed e- mail. [...] ”Quando avevo 8 anni, la mia famiglia si stabilì a San Paolo. Due anni più tardi, cominciai a giocare nel San Paolo. Non ho mai cambiato società e a lei devo tutto. Le sarò sempre riconoscente. Non solo per avermi insegnato a giocare e aiutato, negli anni, a migliorare. Ma anche per avermi fatto raggiungere tanti successi”. [...] Cita come momento fondamentale della sua maturazione l’avventura al Mondiale 2002, anche se in quell’occasione giocò soltanto 18’ contro il Costarica. ”Allenarmi e stare al fianco di campioni come Ronaldo e Rivaldo, mi ha insegnato tanto. Da loro ho imparato soprattutto a non avere mai paura e ad osare anche le giocate più rischiose. Ancora adesso, nei primi istanti delle partite, sono un po’ teso, ma poi mi passa e mi viene tutto naturale [...] Oltre alla forza fisica che ho incrementato qualche anno fa con tanto lavoro di potenziamento muscolare per ovviare alla mia magrezza costituzionale, ho anche tanta forza interiore. Deriva dalla mia profonda fede religiosa. Quella che mi aiutò a guarire nonostante il pessimismo dei medici quando, a18anni, caddi dallo scivolo di una piscina e mi ruppi una vertebra. Rischiai di restare paraplegico ma, grazie a Dio, ne venni fuori perfettamente”» (Rossella Malaspina, ”La Gazzetta dello Sport” 11/8/2003). «Se assomiglierà a Leonardo (come suggerisce Galliani) o a Cerezo (come osserva Ancelotti) saranno il tempo e il campo a stabilirlo. Quel che è certo è che Kakà, due piedi vellutati e un sorriso accattivante, non passerà inosservato durante la sua avventura italiana. brasiliano ma al contrario di molti suoi predecessori non ha trovato nel calcio una via di fuga dalle miserie delle favelas: proviene da una famiglia benestante e di buona cultura dove il papà, Bosco, è ingegnere civile e la mamma, Simone Cristina, è insegnante. Il nomignolo che calcisticamente gli è stato affibbiato forse gli procurerà, nel nostro campionato, qualche ironia di troppo da parte dei tifosi avversari, ma Ricardo Izecson Dos Santos Leite in Brasile è già una stella. [...] Porta cravatte regimental con la stessa naturalezza con cui i colleghi indossano i bermuda. Ha maggior dimestichezza con le chiese evangeliche piuttosto che con le discoteche. [...] Sembra che in patria sugli scarpini abbia fatto tracciare la scritta ”Deus è fiel” (Dio è fedele). [...] In Brasile è considerato più di una promessa, è una autentica icona calcistica. Secondo diversi sondaggi effettuati in Brasile, Kakà è più amato (specie dalle ragazzine) persino di Ronaldo e Ronaldinho. Non a caso l’Adidas, a cui il giocatore è legato da un contratto di sponsorizzazione fino al 2006, ha deciso di investire su di lui al pari di Beckham, Raul, Del Piero e Zidane. bello, è intelligente, ci sa fare con i piedi. Non ci sono macchie nella carriera di questo sudamericano dalla faccia affidabile? In patria, dopo alcune voci non confermate circa una sua presunta relazione con Mariah Carey, ha fatto scalpore la relazione intrecciata con una ragazzina di quindici anni, Caroline, figlia della rappresentante in Brasile di Christian Dior» (’Corriere della Sera” 20/8/2003). «Non assomiglia molto al prototipo del calciatore brasiliano. Non ha i dentoni di Ronaldo, non ha lo sguardo triste ma furbo di Adriano, non è nero come Kleberson. [...] Ha gli occhialini da intellettuale e l’eloquenza del laureato. Non viene dalle favelas, non è mai stato povero. Ha sempre vissuto in maniera agiata. Il padre è un ingegnere civile, la madre una professoressa. Lui, Ricardo Izecson dos Santos Leite (il soprannome Kakà è il diminutivo di Ricardo), oggi è un idolo assoluto delle ragazzine brasiliane. Quando gli è capitato di andare in qualche negozio a firmare autografi, sono stati disastri. Lo hanno paragonato, per i lineamenti del viso e per la classe, al grande Ayrton Senna. [...] E’ un brasiliano diverso dal solito anche nel modo di giocare. Ha talento, sì, ma ha anche un’educazione tattica molto europea. [...] E’ entrato nel settore giovanile del San Paolo a undici anni. Nel 1997 veniva già considerato il miglior giocatore giovane del Brasile, addirittura paragonato a Zico. Purtroppo per lui era troppo leggero, ma proprio per questo il San Paolo ha formato un’équipe tecnica e medica per aiutarlo. Praticamente tutti i giorni doveva sottoporsi a test fisici per controllare i progressi. Che sono arrivati. Nel 1999 il San Paolo ha vinto il titolo juniores proprio grazie alle prodezze di Kakà» (Leonardo Marchesi, ”La Stampa” 3/9/2003).