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 2003  gennaio 10 Venerdì calendario

Intervista a Piero Fassino, segretario dei Ds: Come vede il 2003? "Tutte le previsioni economiche dicono che la ripresa sarà lenta

Intervista a Piero Fassino, segretario dei Ds: Come vede il 2003? "Tutte le previsioni economiche dicono che la ripresa sarà lenta. Per di più con la legge finanziaria presentata dal centrodestra le ragioni di preoccupazione aumentano. Per quello che riguarda i rapporti internazionali spero che l’Unione Europea acceleri sia il coordinamento delle politiche economiche dei paesi europei, sia la realizzazione di una politica estera e di difesa comune. Un’Europa più unita e coesa, con politiche comuni, potrà contribuire a rendere più forti le istituzioni sovranazionali e internazionali, a partire dall’Onu". Guerra o non guerra? Sarà possibile fermare la macchina bellica già in moto? "Pace. Fatico a capire l’utilità e l’efficacia, allo stato attuale, di un intervento militare in Irak. Così come il concetto di ”guerra preventiva” mi lascia a dir poco perplesso. Esiste una risoluzione dell’Onu che chiede a Saddam Hussein di consentire ispezioni libere ed efficaci. Occorre agire per obbligare Saddam Hussein a rispettarla. E ogni forma di pressione deve essere adottata". Una guerra insomma non la vincerebbe nessuno. "Ma nella lotta al terrorismo il ricorso agli strumenti della guerra classica rischiano di essere poco efficaci. Il terrorismo si sconfigge con un’azione di intelligence che scovi i gruppi, colpisca la complicità, scopra le fonti di finanziamento. Il ricorso ad una guerra, inoltre, potrebbe produrre conseguenze ingovernabili: che cosa accadrebbe con una guerra negli umori e negli orientamenti delle opinioni pubbliche arabe? Cosa accadrebbe in un Medio Oriente già insanguinato da un conflitto sempre più aspro? E quale spirale di attentati potrebbe accendersi?". Reggerà il governo Berlusconi? "Già dalla domanda si percepisce come siano cambiate le cose in poco più di un anno: reggerà? Un anno fa questo interrogativo non se lo poneva nessuno. Il governo che poggia su una maggioranza schiacciante è però attraversato da molte divisioni. Non solo, ma dopo un anno e mezzo di governo, c’è molta delusione per le tante e troppe aspettative non mantenute". Come mai? "L’economia ristagna, l’inflazione torna a crescere, come crescono di nuovo deficit pubblico e indebitamento dello Stato. Settori delicati per la vita di milioni di famiglie – sanità, scuola, infanzia, anziani – sono a rischio. Per non parlare della crisi a cui sono state condotte la giustizia e l’informazione. Sono tutte contraddizioni che rendono la maggioranza di centrodestra molto più fragile di quel che si creda e il governo Berlusconi assai meno efficiente e credibile di quanto voglia apparire". Torino è la sua città, Torino è la Fiat: sarà ancora così? "Torino è stata per decenni la Fiat. Dalla seconda metà degli anni Ottanta si è andata lentamente trasformando. Certo la Fiat è ancora tanta parte di Torino, ne è tuttora il simbolo, ma Torino è anche finanza, editoria, ricerca, nuove attività produttive e terziarie. Il problema non è se la Fiat è Torino, ma se il settore automobilistico è strategico per il nostro Paese oppure no. Io sono convinto che l’auto debba continuare ad essere uno dei nostri comparti industriali principali, ma ciò è possibile con piani seri, con investimenti per la ricerca, con una politica di vendita che guardi non solo al mercato nazionale, ma anche a quello internazionale". La crisi della Cirio potrebbe influire sulla Lazio. Quella della Fiat potrebbe influire sulla Juve? "Molti imprenditori hanno utilizzato il calcio come investimento sia economico che di immagine. Non mi sembra che gli Agnelli rientrino tra questi. Comunque spero in un ridimensionamento dei costi del calcio". Nel 2003 ci saranno le elezioni amministrative, un test importante, con 15 milioni di persone che andranno a votare. Come la mettete con i no-global, i girotondini? Perderete a sinistra? "Credo che il centrosinistra vincerà in molte città e i Ds cresceranno nei loro consensi. già accaduto nelle elezioni amministrative della primavera 2002, quando abbiamo vinto non solo nelle città in cui il centrosinistra era già forte – come Genova – ma anche in roccaforti della destra, come Verona, Gorizia, Monza, Piacenza, Asti". Nei Ds il dibattito interno a volte langue e, a volte, esplode. Nel 2003 vede un partito più unito o vede scissioni? "Noi crediamo ancora nel valore e nel significato delle parole. Democratici di Sinistra è il nome del nostro partito. ”Democratico”: un luogo dove tutti hanno la possibilità e il dovere di esprimere il loro pensiero, dove le idee di tutti sono il patrimonio del nostro partito, le nostre gambe. Siamo l’unico partito in Italia che coinvolge, con la discussione e con il voto, tanti e tante uomini e donne". Nessuna scissione allora? "Francamente, non vedo profilarsi all’orizzonte una scissione, non ci sono i presupposti. La nostra base, gli iscritti, gli elettori, in ogni occasione pubblica invocano a gran voce l’unità sia dell’Ulivo sia dei Ds. L’unità del partito non è messa in discussione da nessuno. E poi una scissione per fare cosa? Per poi trattare un accordo di coalizione? Credo che una scissione dei Ds la ipotizzino solo dei malevoli e distratti detrattori nostri e del centrosinistra".