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 2003  gennaio 10 Venerdì calendario

Intervista a Massimiliano Fuksas, architetto: Come sarà il 2003? Dipende da come finirà il 2002. Si è già visto che dai conflitti non nasce nulla

Intervista a Massimiliano Fuksas, architetto: Come sarà il 2003? Dipende da come finirà il 2002. Si è già visto che dai conflitti non nasce nulla. Come è stato per la guerra nel Golfo (io ero insegnante alla Columbia University), e da quel conflitto per l’Europa derivò solo una grande depressione. Diversi, invece, gli effetti per gli Stati Uniti. Questa globalizzazione di cui tanto si parla ha costi diversi. Come vede l’anno prossimo per l’Italia? L’Italia è un riflesso peggiorato di quello che sta succedendo nell’Europa in crisi. L’Italia è fragile, il Paese più fragile nell’Europa occidentale, e resta coinvolta in situazioni che non hanno vie di fuga. C’è poi un problema locale: in un anno si son persi due ministri, due sottosegretari e ce n’è un terzo in crisi. Quello che manca in Europa è qualcosa che sostituisca il capitalismo. Direi che lo scontro tra socialismo e capitalismo non ha più senso. Non avere lo stato, infatti, è un’arma a doppio taglio: male perché possono mancare alcune garanzie, bene perché c’è più spazio per lo spirito del cittadino. A mio avviso sono tre i nodi fondamentali da sciogliere in Italia: sarebbe da rivedere il concetto di Stato, inteso come nazione, così come lo scontro tra partiti e sindacati (l’opposizione tra ”borghesia” e ”proletariato” che ha fatto il suo tempo), e la ricerca di un equilibrio tra ragioni individuali e collettive. Ci saranno sempre i problemi dei posti in ospedale, delle aree pubbliche. Quello che vedo è un’incapacità a gestire la complessità. Speravo che il millennio si aprisse con il successo della cultura della comunicazione, con la presa di coscienza della necessità di nuovi sistemi. E invece vedo che tra le prime dieci aziende del mondo, almeno nove sono legate al petrolio e alla produzione di automobili. E’ ancora la vecchia economia, quella che inquina e che speravo superata, a gestire il mondo. Vedo i tempi dilatarsi. Che cosa spera per il 2003? Spero che appunto si cominci ad affrontare seriamente il problema dell’inquinamento, che si cominci a capire che è utile per la sopravvivenza, sennò dovremo ricominciare a progettare grandi sfere di vetro in cui vivere, come si faceva negli anni Cinquanta. E personalmente, che cosa spera? Che si realizzino i miei progetti in Italia: il Palazzo dei Congressi a Roma, la Fiera di Milano, il Centro Ferrari di Maranello, che spero piaccia ai ferraristi e a Montezemolo. Vorrei anche che finisse questo diffuso atteggiamento di fuga dai problemi. Per esempio, si pensi alla Biennale di Architettura di Venezia, alla quale peraltro partecipo: 100 architetti ricchi per 100 clienti ricchi, con 100 progetti ricchi. Insomma, ”e vissero tutti ricchi e scontenti”. Questa cosa vorrei che finisse. Cosa, invece, spera che non le capiti? Il male, per i miei figli, per la famiglia e anche per le famiglia degli altri. Quale categoria vorrebbe che sparisse? Quelli che credono di poter salvare la propria esistenza con il potere. Ha in mente qualcuno in particolare? No, è una cosa che facciamo tutti: se lei diventasse presidente della Mondadori, poi comincerebbe a pensare come mantenere quel posto, comincerebbe a pensare ”come posso fare per accrescere il mio potere” e allora magari inizierebbe a lavorare per acquisire anche Rusconi e così via. Io sono proprio convinto che il potere renda stupidi: come quel re di Calvino, che non si scollava dal trono per paura che glielo rubassero e allora comincia ad acuire l’udito, nella speranza di captare congiure a suo danno... Un buon proposito? Riuscire a fare in Italia quel che ho fatto all’estero. Fare sì che l’impegno nell’architettura sia anche impegno civile, con gli occhi sempre aperti su ciò che capita. Quale libro leggerà? Cercherò di finire quello che sto leggendo ora: ”Delhi” di Singh. Una descrizione ironica e storica della città, quell’organismo immenso in cui dobbiamo imparare a vivere Chi è stato il protagonista del 2002? Secondo me le moltitudini, le masse che si spostano da un continente all’altro, dal nord al sud e viceversa. E del 2003? Saranno protagonisti tutti quelli che cercheranno di evitare i disastri, i medici, i volontari che aiutano i malati di Aids, coloro che portano speranza, pace, viveri. Cosa farà per le feste? Spero di fare quello che faccio sempre, disegnare. Per me le feste sono un problema, mi mettono addosso la depressione. Da sempre, anche quand’ero bambino, mentre gli altri festeggiavano io facevo la cosa che mi piaceva di più fare: dipingere. Questa distinzione tra tempo libero e tempo occupato non mi piace. Forse perché faccio un lavoro che non assomiglia a un lavoro. Un termine che proprio mi dà fastidio al solo sentirlo è quello che si usa tanto oggi: ”staccare”. Ci sono parole che danno prurito, come mi diceva De Chirico, al quale per esempio dava fastidio il termine ”ascelle”: a me dà fastidio la parola ”staccare”. Non mi devo mai staccare, le idee sono sospese e quando scendono dall’alto devo esser lì, a prenderle. Un Gaia ’97 o dello champagne per me fanno festa. Ed è festa quando realizzo un progetto, o nei compleanni, o quando voglio. Allora non farà regali? Ma sì, soprattutto in considerazione del fatto che mia figlia di 9 anni e mia moglie sono le consumiste di casa. Per lei, cosa chiederà a Babbo Natale? In realtà sono un noioso, non mi piace nulla, ma non perché sia modesto. A me bastano 2 giacche e due pantaloni, non mi interessa la prima casa figuriamoci la seconda. Non mi interessano automobili e barche. Magari mi piacerebbe della musica. Che genere? Dalla techno a Mozart, mi piace tutto, fatta eccezione per De Gregori. Io sono un giovane degli anni Sessanta, non Settanta. Dov’era quando l’Italia è stata eliminata dai Mondiali? Era metà giugno... quindi ero a Londra, per fare una conferenza alla Royal Academy. Non sembra interessato al calcio, o sbaglio? Sì che m’interessa, ma più quello ”locale” che quello nazionale. Forse sempre per quel fatto che le dicevo, della crisi del concetto di Nazione. Allora: chi vincerà lo scudetto? Vorrei che vincesse la Roma, ma sarà difficile vista la politica di Sensi. Che se ne dovrebbe andare, perché non ha comprato nessun grande giocatore. Invece di fare come il Real Madrid, che ogni anno compra qualcuno, Sensi ha venduto Zanetti e non ha comprato Davids. Alla fine, secondo me, vincerà l’Inter, pur con la sua politica sbagliata e con il pessimo allenatore che si ritrova.