10 gennaio 2003
Intervista a Paolo Mieli: "L’anno sarà molto positivo. Nonostante i grandi conflitti". Strano. l’unico a pensarla così
Intervista a Paolo Mieli: "L’anno sarà molto positivo. Nonostante i grandi conflitti". Strano. l’unico a pensarla così. "Il 2001 ha scompaginato tutto. Nel 2002 le forze in campo si sono prese le misure. Nel 2003 assisteremo a un processo di assestamento". Di che stiamo parlando? "Per esempio della politica italiana. Nel 2001, per la prima volta, una maggioranza è andata al governo con le elezioni...". Come ”per la prima volta”? "In quasi centocinquant’anni di storia italiana, la politica ha prima preparato le nuove maggioranze in Parlamento e poi è andata a farsele confermare dal voto. Siamo l’ultimo dei paesi occidentali che s’è messo finalmente su una strada di democrazia virtuosa: le maggioranze e i governi li decidono gli elettori, non le segreterie dei partiti. Questa virtuosità democratica si dispiegherà pienamente nel 2003". Dunque i proporzionalisti non l’avranno vinta. "Vinceranno tra una cinquantina d’anni, quando sarà esaurito il processo storico cominciato nel 2001". Che 2003 attende Berlusconi? "Prenderà una batosta alle amministrative". Ah, vede una perdita di consensi... "Se si votasse per le politiche, vincerebbe tranquillamente. Ma in periferia ci sono rimescolamenti di tutti i tipi e Forza Italia localmente è molto divisa. Le elezioni amministrative favoriscono un mucchio di liste pasticciate, scontri personali, intrecci impensabili". Perciò, dopo le elezioni amministrative, il governo cadrà. "No, perché non è pronta un’alternativa dall’altra parte". E che effetto farà quel voto sul centrosinistra? "Il centrosinistra lo interpreterà come un incoraggiamento, come il segno che si può vincere". Il leader del centrosinistra sarà Rutelli o Fassino? "Se il centrosinistra andrà alle amministrative diviso (e prevedo di no), il primo partito della coalizione potrebbe risultare la Margherita. In questo caso, sarà la Margherita a esprimere il candidato-premier, perché è obbligatorio che il candidato del centrosinistra sia il leader del partito più forte. Se il partito più forte della coalizione rinuncia al candidato-premier, delegittima se stesso, cioè indebolisce l’intero schieramento. Significa che se poi il partito più forte risultassero i diessini, il capo dei Ds dovrebbe essere il candidato-premier". I sindacati si riavvicinano? "Per forza. Ed Epifani emergerà chiaramente come il leader del riavvicinamento". Chi vince il campionato? "L’Inter. Lo dico più per fede che per convinzione".