?, 10 gennaio 2003
Intervista a Giuseppe Pontiggia: Quale libro leggerà l’anno prossimo? O forse dovrei dire quali libri
Intervista a Giuseppe Pontiggia: Quale libro leggerà l’anno prossimo? O forse dovrei dire quali libri... Mi aspetto di leggere delle novità in vari settori. Ho interessi ramificati e voraci: narrativa, storia, archeologia, arte, filologia. Spero che esca qualcosa di appetitoso. E poi ci sono i libri da rileggere. Sì, ho dei progetti di letture arretrate. Non ho mai letto per intero le memorie di Casanova. Poi ci sono libri che ho letto solo in parte, come ”Le origini del pensiero europeo” di Richard Broxton Onians, un libro che ci riporta alle origini delle parole che riguardano la nostra vita affettiva e interiore; ”Grandezza e decadenza di Roma” di Guglielmo Ferrero, libro geniale dei primi anni del Novecento; ”I sofisti a banchetto” di Ateneo, un erudito greco del secondo secolo dopo Cristo finalmente uscito in edizione critica anche in Italia. Un autore che vorrei studiare a fondo è Jacob Taubes, che ha scritto di messianismo ed escatologia. Ma quanti libri ha? Quarantamila circa. Ha un archivio? No, vado a memoria e a volte mi capita di comprare un doppione. Comunque leggere di più vuol dire scrivere di più. Se scrive vuol dire che pubblicherà. No, il prossimo anno no. Intanto sono contento perché ”Prima persona” sta vendendo bene. La fine dell’anno è il momento per fare propositi. Io faccio programmi che rispetto solo al 75 per cento. Di solito mi riprometto di mettere ordine nel tempo, nella corrispondenza, cose di questo genere. A questi programmi non bisogna credere fino in fondo, anche se hanno una loro uilità. Poi voglio concentrarmi su lettura e scrittura e ridurre al minimo incontri, convegni e appuntamenti. Come passa le feste? Il Capodanno per me non ha mai avuto un significato particolare, anche se coltivo l’idea delirante che possa essere inizio di mutamenti. E il Natale ? una festa che sento come gli altri. Non la vivo in forma né angosciosa né euforica. Non sono praticante anche se non posso definirmi non credente. Diciamo che ho un mio modo di credere personale ma autentico. Comunque a Natale e Pasqua vado a messa. La Chiesa riesce ancora a dire qualcosa oggi? Il cristianesimo è come una irradiazione di energia di cui c’è ancora molto da scoprire, sono eventi che possono essere letti sempre in maniera nuova. Che rapporto ha con i riti del Natale? Mio figlio ha 32 anni ma è molto legato alle tradizioni. Ha il gusto del presepe e dei regali e io partecipo di questa ritualità, mentre al di fuori del rapporto familiare non sento il rito. Ma lei regali ne fa? Ho il gusto del regalo, è una delle gioie più intense che si possano provare e la scopro sempre più passano gli anni. Fare un regalo significa ricevere un dono. Non mi dica che regala libri... Sì, mi capita, quando so che quella persona ne desidera uno in particolare. Magari qualcuno osa regarli a lei. In effetti quasi nessuno, temono che li abbia già. Come vede il prossimo anno? La mia speranza è che non ci sia una guerra e che l’economia possa finalmente ripartire. Stiamo attraversando una crisi che avrà conseguenze rilevanti sulla vita sociale, spero che si arrivi a un compromesso politico che faciliti la ripresa. Noi italiani siamo legati all’economia mondiale, in particolare agli Stati Uniti. Se migliora l’economia allora anche l’Italia potrebbe riprendersi, nonostante la conflitualità politica e sociale. Quello che a me non piace è l’accanimento ideologico astratto, che nasconde la difesa di interessi corporativi, di parte. In Italia l’ideologia diventa il pretesto sotto cui occultare interessi politici e di parte. Quindi quale sarebbe una categoria da eliminare? Ci sarebbe quella degli stupidi, ma sarebbe il più grande genocidio della storia. Comunque la stupidità è un pericolo incarnato in alcune persone e latente in tutti, anche in me. Chi sarà il protagonista del 2003? Spero che non sia Bush, non lo ritengo all’altezza del compito. E quello del 2002? Non credo a queste definizioni. In ogni caso c’è una carenza di leadership. Anni fa qualcuno c’era. Gorbaciov, ad esempio, ha cambiato la storia mondiale. Oggi in Italia non vedo leader, gente capace di imporre una visione e di guidare gli altri. Dov’era il giorno in cui l’Italia è stata eliminata dalla Corea? Ero qui a casa, la partita l’ho vista. L’esperienza del Mondiale è stata molto deludente e salutare. La metamorfosi da sport a spettacolo ha snaturato il calcio di certe caratteristiche che costituivano il suo fascino. Adesso ne ha altre, lo guardo ancora con interesse ma non con la partecipazione emotiva di una volta. Ci sono molti elementi inquinananti nel gioco e nella struttura organizzativa. Per quale squadra tifa? Per l’Inter. Ha sofferto di più il 18 giugno (Italia-Corea) o il 5 maggio (Lazio-Inter 4-2, scudetto perso all’ultima giornata)? Il 5 maggio. La sconfitta dell’Inter è stata l’evidenza di una debolezza morale che è un po’ tipica di questo calcio. Il giorno dopo l’avvocato Agnelli disse che l’Inter si era smarrita davanti a se stessa. vero. Comunque non è colpa di Moratti, anzi lui è un presidente d’altri tempi. Ma i nuovi tempi sono diversi, la mentalità del calcio-spettacolo, dove lo spettacolo prevale sullo sport, è un’altra cosa. Lo guardo ancora ma non mi entusiasma. Cosa ne pensa del caso Ronaldo? Ronaldo non mi è piaciuto per niente, non solo per il suo comportamento nei confronti dell’Inter ma anche nei confronti dell’Italia. Dopo quella famosa Juve-Inter... Il 26 aprile del ’98 (Juventus-Inter 1-0, rigore solare negato a Ronaldo e la Juve si invola verso lo scudetto). Esatto. Dopo qualche giorno avevo scritto una pagina su ”Il Sole 24 ore” dedicata alla sua idea del calcio come allegria, che in Italia era diventata tristezza. Ma in Corea l’Italia ho notato una brutalità poco simpatica e poco motivata: ha detto che gli interessava solo il Brasile. Ha dimostrato una piccolezza e una meschinità che non sospettavo. Ma è vero che tifare Inter è una forma di masochismo? In effetti essere interista è una vocazione al purgatorio.