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 2003  gennaio 10 Venerdì calendario

Intervista a Romano Prodi, presidente della Commissione europea: Presidente, come vede l’anno che sta per cominciare? "Non sono né un profeta né un indovino, ma proverò a fare qualche riflessione su quanto spero e su quanto temo per il 2003

Intervista a Romano Prodi, presidente della Commissione europea: Presidente, come vede l’anno che sta per cominciare? "Non sono né un profeta né un indovino, ma proverò a fare qualche riflessione su quanto spero e su quanto temo per il 2003. Sono costretto a cominciare con un punto interrogativo, perché il prossimo anno si aprirà con una decisione per tutti cruciale e per molti drammatica: se cioè ci sarà la guerra in Irak. Da quest’evento deriveranno tante altre conseguenze, come l’andamento del prezzo del petrolio, la ripresa dei processi inflazionistici e l’inizio o meno della tanto auspicata ripresa economica. Altri eventi ancora più grandi sono tuttavia legati al problema della guerra: l’aumento delle tensioni in Medio Oriente e nel Mediterraneo, il riacutizzarsi del conflitto in Afghanistan e, forse, un ulteriore inasprimento della nuova grande tragedia dell’umanità, che è il terrorismo. Per questo motivo il principale e più appassionato augurio che posso fare a tutti noi è che la guerra non ci sia". Proviamo a immaginare che la guerra non ci sia. "Se la guerra non ci sarà, il 2003 dovrebbe essere l’anno in cui Europa e Stati Uniti si leccano le ferite dell’ormai lunga crisi e, anche se lentamente, riprendono il cammino della crescita". Che caratteristiche avrà questa crescita? "In ogni caso non sarà quella di prima. Non solo perché porteremo con noi per molto tempo l’immagine delle Torri Gemelle, di Bali e di Mombasa, ma anche perché gli errori, gli inganni e i comportamenti ingordi che hanno causato la crisi di tante grandi imprese ci hanno resi più seri, più prudenti, meno superficiali nel giudicare il funzionamento della nostra economia. Sono infatti convinto che questa lezione sia servita e che si cominci a riflettere sul rischio di comportamenti dissennati, sulla crescita di consumi che non hanno alcun senso, sulla rottura degli equilibri ecologici della Terra e del cielo e sul tragico aumento delle differenze fra i ricchi e i poveri del mondo. Sottolineo con forza tutto questo non solo perché penso che il mondo non possa reggersi senza un minimo di moralità, ma perché penso che siamo ormai arrivati al punto oltre al quale l’ira dei diseredati non avrà più limiti. Mi auguro insomma che il 2003 sia l’anno della consapevolezza. Credo infatti che grazie a questa consapevolezza vi sarà nei nostri giovani molta più gioia di vivere. Mi sembra che molti giovani abbiano paura di quello che sta succedendo e pensino purtroppo che sia inevitabile, che non ci sia niente da fare. Ma se i giovani perdono la speranza di cambiare il mondo, tutto diventa più grigio. Per loro e per noi".