Varie, 23 aprile 2003
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Yasin Abdul
• Rahman Bloomington (Stati Uniti) 10 aprile 1960. Terrorista • «Americano di origine irachena, coinvolto nel primo attentato al World Trade Center, nel febbraio del 1993. […] Nei primi anni di latitanza si è nascosto, poi ha rilasciato persino interviste alla stampa Usa e il governo di Saddam ne ha annunciato l’arresto offrendolo a Washington. Regalo respinto, malgrado il valore del personaggio. Ma non è l’unico aspetto oscuro in questo giallo internazionale. Yasin nasce a Bloomington (Indiana), dove il padre frequenta un corso di specializzazione. Qualche anno dopo la famiglia torna in Iraq. Il futuro terrorista vi rimarrà fino al 1992, quando per ragioni di salute ottiene di poter raggiungere gli Stati Uniti. Epilettico, va a vivere con il fratello Musab nella zona di New York. Apparentemente svolge una vita tranquilla, non sembra certo un agente in sonno. Finisce invece nella piccola cellula di estremisti mediorientali reclutati da Ramzi Youssef, chiamato ”il nuovo sciacallo”. Ques’ultimo viene dal Balucistan (al confine tra Iran e Pakistan), ma ci sono sospetti che sia iracheno e abbia rubato l’identità di un kuwaitiano con l’aiuto degli 007 di Bagdad. Si è accertato che in realtà Youssef è nipote di Khaled Sheikh Mohammed, il manager operativo di Al Qaeda e cervello della strage dell’11 settembre. Una delle teorie è che Mohammed Atta e i 18 kamikaze abbiano portato a termine quello che non erano riusciti a fare nel febbraio del ”93. La cellula pensa di colpire un quartiere di New York abitato da ebrei ortodossi, poi Ramzi Youssef sposta la sua attenzione sulle Torri Gemelle. I terroristi fanno esplodere un camioncino nel garage dei grattacieli provocando sei morti. Youssef riesce a far perdere le tracce, gli altri congiurati - un po’ pasticcioni - sono arrestati. Yasin, che si dimostra cooperativo, viene lasciato a piede libero e non gli ritirano neppure il passaporto. L’estremista scappa a Bagdad. Nel 1994 gli iracheni lo arrestano - particolare che si conoscerà solo dopo molti anni - e contattano gli Usa per estradarlo. O almeno questo è quello che sostiene Tarek Aziz. Fonti americane spiegano che in realtà Bagdad aveva posto pesanti condizioni. La trattativa non porta comunque a nulla. Yasin svanisce di nuovo. Lo ”scopre” nel maggio 2002 un inviato della rete tv Cbs. Le autorità irachene facilitano l’incontro e sostengono, senza fornire prove, che il ricercato è stato per 8 anni in galera. Nell’intervista, Yasin addossa tutte le responsabilità su Youssef, spiega che scelsero il World Trade Center perchè ”ci lavoravano molti ebrei”. Da allora Yasin è tornato ad essere l’uomo del mistero» (Guido Olimpio, ”Corriere della Sera” 22/4/2003).