21 aprile 2003
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Fiori Giuseppe
• . Nato a Silanus (Nuoro) il 27 gennaio 1923, morto a Roma il 18 aprile 2003. «Laureato in giurisprudenza, era conosciuto dal pubblico televisivo grazie ai suoi reportage da inviato mandati in onda dalla trasmissione della Rai Tv7. Negli anni Settanta, fu nominato vicedirettore del Tg2 per poi passare alla carta stampata come direttore di ”Paese Sera”. Infine, il salto in politica negli anni Ottanta: candidato al Senato nelle file del Pci come Indipendente di Sinistra, venne eletto per tre legislature di seguito a Palazzo Madama. Chiusa la parentesi nella politica attiva, tornò a dedicarsi alle sue antiche passioni: lo studio e l’approfondimento della storia italiana, con particolare attenzione ai personaggi della ”sua" Sardegna. Molti dei suoi libri furono dedicati al racconto della vita di personaggi politici e intellettuali che hanno lasciato un segno nella vita pubblica italiana: da Leonardo Schirru, l’italoamericano che aveva progettato un attentato contro Benito Mussolini, a personaggi come Emilio Lussu e Antonio Gramsci. Tuttavia, fu il saggio dedicato a Enrico Berlinguer a diventare un vero e proprio caso editoriale. In quelle 507 pagine riuscì con maestria a unire un appassionato ritratto dell’uomo e della famiglia (puntigliosamente ne ricostruì l’albero genealogico, e raccontò episodi dimenticati di Berlinguer bambino tratti da carteggi, diari inediti e dai ricordi dei parenti più stretti che lo aiutarono nella ricostruzione della personalità). E a fare un affresco storico del quindicennio berlingueriano: dal 1969, anno dell’elezione alla carica di vice segretario del Partito comunista, alla morte improvvisa avvenuta nel 1984, passando attraverso i suoi rapporti con Breznev e i massimi dirigenti dell’Unione sovietica. Presso Garzanti pubblicò un libro-inchiesta che fece scalpore. Intitolato Il venditore. Storia di Silvio Berlusconi e della Fininvest, ne ricostruì la vita dagli esordi nell’edilizia alla scalata della Mondadori. Al momento dell’uscita, nel 1995, il libro fu oggetto di una censura televisiva, che comunque non riuscì a influenzare il successo delle vendite che arrivarono, nelle varie edizioni, a superare le 65.000 copie» (T.P., ”Il Messaggero” 19/4/2003).