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 2003  aprile 19 Sabato calendario

Getty JeanPaul

• . Nato il 7 settembre 1932, morto a Londra (Gran Bretagna) il 17 aprile 2003. Petroliere. «Di due persone non voleva sentir parlare, causa malumore repentino. Il primo era il padre Jean Paul Getty, magnate del petrolio, per lungo tempo l’uomo più ricco del pianeta, che anche poco prima della sua scomparsa (1976), continuava a considerarlo un perfetto cretino. Il secondo era Tony Blair, la cui vittoria alle politiche lo aveva tanto prostrato da indurlo a regalare 5 milioni di sterline (7,5 milioni di euro) al partito conservatore perché preparasse da subito la riscossa. [...] Padre di quel J. P. Getty III rapito a Roma negli anni ’70 e mutilato dell’orecchio dalla ’ndrangheta calabrese, non era tipo da nascondere passioni e antipatie. Lo ha coerentemente dimostrato durante tutta la sua contraddittoria esistenza di hippy miliardario. Trascorsa fra donne bellissime e tragedie, eccessi di droga e mecenatismo. Partendo dalla California, passando per Roma e fermandosi in Inghilterra, suo paese elettivo, di cui aveva preso la nazionalità e ottenuto il titolo di baronetto. Dicono guadagnasse circa un milione di dollari la settimana, il che non lo ha però preservato da una indelebile malinconia. Terzo di cinque figli dell’abile e spregiudicato re dei petroli, alterna scuole private e sport poi approda all’università di San Francisco. Il padre non era tipo da giocare con i suoi ragazzi: per tutti aveva già pronto un ruolo e a Paul II, che nel frattempo aveva sposato Gail Harris, affascinante campionessa di polo, viene affidato il comando della Getty Oil a Roma. ”Ho capito subito che benzine e affari non erano il mio pane - ha confidato - ma per sei anni sono rimasto al mio posto. E poi di Roma mi ero innamorato”. In realtà il capofamiglia, uomo che aveva imparato l’arabo con il Linguaphone e studiato gli usi dei beduini per sedurre i suoi interlocutori del Golfo, aveva capito che quel figliolo non era fatto della sua pasta. E non faceva nulla per nasconderlo: ”Sei un vero disastro”. Essere sottostimati dai genitori non è il massimo delle terapie: infatti Paul II non si iscrive a un corso di management, preferendo invece sperimentare, siamo negli anni ’60, tutti i possibili tipi di droghe. Via il vestito blu, capelli alle spalle, baffi, barba, camicie psichedeliche. Il matrimonio con Gail, da cui ha avuto Paul III e altri tre figli si dissolve come una nuvola di marijuana. Per non rimuginare troppo sul disprezzo del padre e sugli improperi della moglie, viaggia e si appassiona al fascino mistico di Bali dove peraltro si consumano confezioni extra- large di funghi allucinogeni. A uno di questi party conosce la stupenda modella Talitha Pol, indo-olandese, ed è amore travolgente oltre che sintonia d’interessi. Se la porta a Roma, la sposa in Campidoglio e hanno poi un bambino che viene chiamato non banalmente Tara, Gabriel, Galaxi, Gramophone. Sembra una vita felice ma nel ’71 Talitha muore per una overdose di eroina. A questo punto Paul II parte per l’Inghilterra e alle droghe aggiunge l’alcol. Quando nel ’73 Paul III viene rapito a Roma, implora l’aiuto del vecchio padre che gli presta i soldi del riscatto a un poco affettuoso quattro per cento d’interesse. Ma lui, pur giustamente contrariato, sarà l’unico dei figli, in scarpe da tennis e casacca indiana, a presentarsi al suo funerale. Paul III viene liberato, anche lui si darà alla droga e oggi vive cieco, sordo e paralizzato dopo tante disavventure e un ictus. Per Paul II l’Inghilterra a lungo andare si rivela terapeutica: si disintossica, sposa Victoria Holdsworth, compra immense tenute nel verde, diventa munifico supporter per istituzioni d’arte e cultura: circa 220 milioni di euro divisi fra National Gallery ( che ha aiutato nell’acquisto delle ”Tre Grazie” di Antonio Canova), British Film Institute ma anche Lords Cricket Ground (con il golf il suo sport preferito) e associazioni animaliste per salvare i piccoli di foca. Anche le riabilitazioni non sono però garanzia di sicura felicità. In una delle sue rare interviste a ”Il Mondo” ha confessato che il suo vero sogno sarebbe stato quello di fare il bibliotecario o l’attore di cinema» (Gian Luigi Paracchini, ”Corriere della Sera” 18/4/2003).