f.a.b., "la Repubblica" 15/4/2003, pagina IX della Cronaca di Roma., 15 aprile 2003
«Io e i miei tre fratelli siamo cresciuti in una famiglia in cui il pranzo era un vero rito, con tavolate di amici e colleghi di papaà (che faceva l’avvocato), e il cibo quotidiano era un modo di comunicare
«Io e i miei tre fratelli siamo cresciuti in una famiglia in cui il pranzo era un vero rito, con tavolate di amici e colleghi di papaà (che faceva l’avvocato), e il cibo quotidiano era un modo di comunicare. Nei miei ricordi timballi, sartù, gattò che mamma Clotilde, detta Tilde, regina del forno, portava in tavola al ritorno da scuola, mentre papà si occupava della zuppa di latte al mattino. Due forme di amore. Ancora oggi con mia moglie Valeria in casa si mangia partenopeo: la parmigiana di melanzane, per esempio, è una mia passione. Quelo "ruoto" (il tegame) farcito a strati di melanzane fritte, pomodoro, mozzarella, provola affumicata e tanto parmigiano grattugiato. In mezzo anche un uovo sbattuto a crudo e qualche foglia odorosa di basilico: una cosa da pazzi» (Vincenzo Salemme).