Salim Matar, ཿliMes n. 1/2003, 14 aprile 2003
Il divario tra iracheni e Stato. Chiuso ad est dai monti dell’Iran e dalle alture dell’Asia, a nord dalle alture del Caucaso e dell’Anatolia, a ovest e a sud dal deserto siriaco e dalla penisola araba, l’Iraq «è come una fertile vallata con confini aperti e circondata da sterili alture dalle quali, per migliaia di anni, sono partiti sciami di razziatori che ogni volta hanno distrutto la civiltà preesistente seminando la desolazione
Il divario tra iracheni e Stato. Chiuso ad est dai monti dell’Iran e dalle alture dell’Asia, a nord dalle alture del Caucaso e dell’Anatolia, a ovest e a sud dal deserto siriaco e dalla penisola araba, l’Iraq «è come una fertile vallata con confini aperti e circondata da sterili alture dalle quali, per migliaia di anni, sono partiti sciami di razziatori che ogni volta hanno distrutto la civiltà preesistente seminando la desolazione. Dalle acque dei due fiumi nasceva poi un’altra civiltà che si sviluppava e si estingueva proprio come quella precedente [...] Ma all’Iraq non sono bastate l’occupazione straniera, le disgrazie naturali, l’ostilità delle tribù arabe, curde e turcomanne: per molti secoli il paese è stato terreno di scontro tra due irriducibili nemici, gli ottomani e gli iraniani. Con la fondazione del moderno Stato iracheno nel 1921, il regime monarchico, nonostante i suoi sforzi in senso nazionalista e liberale, continuò a essere affetto dalla stessa malattia: la gran parte della popolazione rimaneva isolata [...] Con il passare degli anni, il divario tra iracheni e Stato si fece sempre più profondo fino a raggiungere il suo apice con l’avvento dell’epoca repubblicana (a partire dal 1958)» (Salim Matar).