14 aprile 2003
Pollasto Salvatore, di anni 21. Napoletano di Casandrino, figlio di un vigile urbano presidente della Pro loco, faceva il sottufficiale dell’esercito a Trento
Pollasto Salvatore, di anni 21. Napoletano di Casandrino, figlio di un vigile urbano presidente della Pro loco, faceva il sottufficiale dell’esercito a Trento. Era gelosissimo della sua fidanzata e compaesana Rosa, di anni 18, bruna, avvenente, corteggiata, inquieta, somigliante a Manuela Arcuri, collezionista di provini da fotomodella, sfilatrice in qualche concorso di bellezza. Le telefonava continuamente per sapere dov’era, a volte le proibiva di uscire, litigavano sempre. La sera di giovedì 3, lui in licenza, uscirono in auto per andare ad inquattarsi in un viottolo di periferia. Erano già mezzi nudi, ma si distrassero dal sesso prossimo venturo per mettersi a discutere. Lei si rivestì e uscì furiosa. Era passata da poco l’una. La mattina dopo il Pollasto fu ritrovato seduto sul sedile di guida della sua Y10 rossa, chiusa dall’interno, senza portafogli, né chiavi, sui polsi segni di corde o di manette, i pantaloni abbassati, la maglietta alzata fin sul petto, due coltellate ad aprirgli l’addome. Rosa disse che la sera, dopo essersi allontanata, era tornata indietro dal fidanzato, ma lui era rimasto imbronciato a guardarla, rifiutando di aprire la portiera. Così lei aveva accettato il passaggio di una guardia giurata ed era tornata a casa.