14 aprile 2003
Tags : Nicole Loraux
Loraux Nicole
• . Nata il 26 aprile 1943, morta ad Argenteuil (Francia) il 5 aprile 2003. Grecista. «Non sono molti gli storici capaci di indicare nuove prospettive, di esplorare nuove metodologie di ricerca. Lei lo era. Antichista, legata alla grande scuola di Jean-Pierre Vernant, era una delle greciste internazionalmente più stimate dall’accademia e più note al pubblico, non solo degli specialisti. Tra le tante doti, aveva infatti la rara capacità di coniugare il rigore scientifico con il fascino di una scrittura che le aveva conquistato un gran numero di lettori, anche in Italia, dove era molto amata. Direttore di studi dal 1981 alla Ecole des hautes études en sciences sociales, seguendo le orme di quello che fu uno dei padri fondatori della nuova storiografia francese in campo antichistico, Louis Gernet, combinava nelle sue indagini storia, antropologia, psicologia, filologia e diritto, affrontando con taglio compiutamente interdisciplinare una serie di temi originali, affrontati attraverso un’acuta indagine delle vie e delle modalità greche dell’immaginario. Cosa ci dicono sulla condizione delle donne le emozioni legate all’assassinio e al lutto? Si chiede, studiando le donne ateniesi. Il tema, cui sono dedicati alcuni tra i suoi libri più noti ( Come uccidere tragicamente una donna, Laterza 1988; Le madri in lutto, Laterza, 1991 e La voce addolorata: saggio sulla tragedia greca, Einaudi 2001) segnala subito i metodi di una ricerca sulla condizione femminile storiograficamente sofisticata, che analizza il posto delle donne nel quadro del sistema dei valori civici, altro grande tema cui ha dedicato studi importantissimi. Per lei (La Cité divisée: l’oubli dans la mémoire d’Athènes , Payot, 1997), per comprendere l’invenzione greca del politico, la cittadinanza e la democrazia ateniese era necessario indagare il ruolo del dissenso e del conflitto (la stasis): quale che fosse l’oggetto della sua attenzione, lo analizzava da un punto di vista che imprimeva una svolta alla ricerca in materia. Ma forse, quel che più di ogni altro aspetto del suo lavoro va ricordato è il suo modo di intendere il lavoro dell’antichista. Lo storico, pensava e diceva, è qualcuno che vive tra due tempi, il passato e il presente, e che passa continuamente dall’uno all’altro interrogando e spiegando ciascuno dei due attraverso l’altro. Come altri pilastri della storiografia francese sul mondo antico, quali sono in modo diverso Jean-Pierre Vernant e Pierre Vidal-Naquet, eccola dunque impegnarsi anche politicamente, opponendosi ad esempio con forza ai tentativi dell’estrema destra di appropriarsi della storia greca. Ma sarebbe riduttivo parlare di lei solo come di una studiosa, sia pur speciale. Era, è stata anche una persona eccezionale: colpita nel 1995 da un ictus che le ha tolto la parola e il movimento (ma non il pensiero, sempre lucido e vigile, né la passione per la ricerca, che con l’aiuto del marito e degli amici più stretti ha continuato a praticare), ella è stata un esempio straordinario di coraggio. Come ha scritto su Le Monde Hélène Monsacré, che a suo tempo ha seguito i suoi seminari e che le è stata particolarmente vicina negli ultimi anni, consentendole di continuare a pubblicare, va ricordata per la sua intransigenza, per la sua forza terribile e fiammeggiante» (Eva Cantarella, ”Corriere della Sera” 12/4/2003).