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 2003  aprile 11 Venerdì calendario

Vernant JeanPierre

• Provins (Francia) 4 gennaio 1914, Parigi (Francia) 10 gennaio 2007. «Lo studioso che ci ha spalancato l’anima degli antichi greci - situandosi in un fertile incrocio di discipline come l’antropologia, la sociologia, la psicologia, la storia delle religioni -, l’infaticabile esploratore dei miti […] Perché la Grecia? ”Mah. Sono tante le ragioni. Innanzi tutto perché quando ci andai per la prima volta, nel 1935, fui sedotto, letteralmente sconvolto dalla bellezza del paese, delle sue isole, del mare, del cielo, delle campagne. Non c’erano turisti, non c’erano auto. Avevo 21 anni, alle spalle studi di filosofia, e quindi anche di filosofia greca e di lingua greca, ma non avevo ancora fatto la mia scelta. Ero andato per vedere com’era un popolo che stava scivolando verso la dittatura – l’anno seguente Metaxas avrebbe preso il potere. Trovai invece persone ospitali, che non vedevano lo straniero come un male ma come una benedizione, che facevano a gara per accoglierci, per offrirci il loro letto. stata una rivelazione […] C’è stato il servizio militare, a Modane. La guerra, la resistenza. Non ho più pensato alla Grecia. Fino a quando, dopo due anni come professore di filosofia, sono entrato all’Ecole Pratique des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Era il ”48: determinante fu l’incontro con Louis Gernet, che nello studio degli antichi greci rappresentava un orientamento molto aperto - non solo filologia, non solo aspetti letterari dei testi, ma attenzione per tutte le implicazioni sociologiche e antropologiche. Ignace Meyerson, il mio secondo maestro, mi insegnò le potenzialità della psicologia storica. C’è però un’altra ragione per cui alla fine scelsi questo tipo di studi. In quello stesso 1948 ero rientrato nel partito comunista, dopo la rottura in seguito al patto Molotov-Ribbentrop del ”39. Ma imperversava l’imbecillità assoluta delle direttive di Zdanov, che pretendeva di imporre una rigida ortodossia ideologica a tutta la cultura socialista, perfino alle scienze naturali. Io ero molto influenzato dal marxismo, ma non lo vedevo come la bibbia che ci veniva presentata da Mosca. La Grecia, la Grecia antica, era un mondo lontano: si poteva essere lasciati tranquilli... […] All’Ecole abbiamo formato tutta una serie di studiosi marxisti, o marxistizzanti, consapevoli che esistono dei campi di cui Marx non si è occupato, e che i problemi incontrati nelle loro ricerche non erano ristretti ai rispettivi ambiti specialistici. una questione di comparatismo: non si può comprendere una cultura senza confrontarla ad altre. Un po’ come il bambino che costruisce la propria identità in rapporto al mondo, fabbrica il sé attraverso l’altro […] Lo sguardo che si rivolge a una società antica non è neutro, le questioni che si pongono a un testo non sono sempre le stesse ma cambiano a seconda del momento in cui vengono poste. Le mie domande sulla Grecia io le faccio a partire dai problemi che mi pongo sul mondo d’oggi. Faccio un esempio, prendendo spunto dagli studi sugli antichi greci: perché l’indagine sulla condizione della donna ha assunto sempre più importanza nell’ultimo quarto di secolo? Perché in questo periodo il movimento femminista si è imposto e ha prodotto nuovi orientamenti. Oppure, perché c’è tanta attenzione per i riti di iniziazione degli adolescenti? Perché oggi c’è un problema dell’adolescenza, non si sa bene quando finisce, non si sa quando comincia l’età adulta: ci mancano, appunto, quei riti di passaggio che demarcavano i confini”» (Maurizio Assalto, ”La Stampa” 11/4/2003).